L'Unità nel caos. I giornalisti scioperano, l'editore risponde

Non si placano le acque in casa Unità dopo lo sciopero dei giornalisti che ha impedito al quotidiano del Pd di uscire in edicola proprio nel giorno delle primarie. "Siamo dispiaciuti, amareggiati, ma non sorpresi che oggi l’Unità non sia nelle edicole proprio nel giorno delle primarie del Pd, un appuntamento da sempre importante per la storia del giornale". Queste le parole con cui la società editrice del giornale La Piesse, ha voluto rispondere ai suoi giornalisti che sabato scorso 29 aprile hanno incrociato le braccia. "Detto questo - continua il comunicato -, precisiamo ancora una volta che il direttore Marco Bucciantini non è stato licenziato, come malevolmente è stato riportato nella nota dell’Assemblea dei giornalisti e ripreso oggi da alcuni giornali".

"L’azienda da mesi – afferma l’editore – è impegnata nel tentativo complesso di assicurare un futuro concreto e reale all'Unità. Il corpo redazionale pare, invece, proteso in una arroccata battaglia di salvaguardia dei posti di lavoro, completamente avulsa dalla difficile realtà dell'editoria nazionale e dal mondo che li circonda, ad iniziare dalle copie vendute dal giornale e dal conto economico dell'azienda che, con tutti gli sforzi fatti finora per sopravvivere, è obbligata a una non desiderata ristrutturazione per andare avanti. In più, a complicare le cose, ci si mettono anche le azioni di contrasto da parte di ex giornalisti della vecchia proprietà che si riverberano sulla gestione quotidiana".

La Piesse assicura, comunque, che continuerà "con forza e motivati, nonostante le contingenti difficoltà e criticità, nel tentativo di salvare questo glorioso giornale".

Lo sciopero di sabato scorso era stato motivato dall'assemblea dei redattori con un comunicato in cui spiegava che l'Unità "non sarà ai gazebo dove il popolo del Partito Democratico sceglierà il nuovo segretario e non seguirà lo spoglio dei risultati delle primarie. Non ci sarà perché l’azienda ha messo in atto l’ennesima gravissima provocazione. Dopo aver convocato il Comitato di redazione per la presentazione del piano editoriale del nuovo direttore Marco Bucciantini che si proponeva di rilanciare il giornale, contenere i costi aziendali e avviare il sito Internet, l'azienda ha dato mandato ai propri rappresentanti legali di comunicare che il direttore non avrebbe dovuto partecipare all'incontro in quanto concluso il suo incarico". "I legali - continua la nota - hanno, inoltre, comunicato al cdr che a breve sarà nominato un nuovo direttore con pieni poteri che dovrà aderire al progetto dell’azienda che prevede un ingente numero di licenziamenti collettivi".

"Tutto questo – incalzano i giornalisti – nel giorno in cui l'amministratore delegato Guido Stefanelli ha comunicato l'intenzione dell'azienda di corrispondere alle lavoratrici e ai lavoratori una quota dello stipendio di aprile pari al 5% della retribuzione in seguito ad un pignoramento eseguito per conto di un creditore".

L’assemblea dei redattori giudica “gravissimo, oltre che umiliante, il comportamento dell’azienda che, di fatto, scarica sugli stipendi dei lavoratori le proprie inefficienze e incapacità gestionali. Ma ancora più grave è che, alla luce delle comunicazioni di ieri l’altro, la proprietà abbia di fatto interrotto unilateralmente un confronto appena avviato con il cdr e con la Fnsi in vista della riduzione dei costi aziendali e del rilancio del quotidiano".

"Le proposte del direttore Marco Bucciantini, che l'azienda ha rigettato in modo sprezzante, rappresentavano – spiega l’Assemblea dei giornalisti de l’Unità – il tentativo (l’unico mai fatto sino ad oggi dall'inizio di questa vertenza) di percorrere una strada che tenesse insieme il rilancio del prodotto, il contenimento dei costi e la salvaguardia del maggior numero possibile di posti di lavoro".

A giudizio dei giornalisti "il fatto che l’ad Guido Stefanelli abbia respinto senza appello o approfondimenti il piano editoriale significa una cosa soltanto: a questa proprietà non interessa il futuro del quotidiano, la sua qualità e la sua sopravvivenza. Unico interesse è quello di ridurre drasticamente il numero delle dipendenti e dei dipendenti de l’Unità, non già il costo del personale su cui si sarebbero potute comunque ottenere importanti economie (ma senza impatti devastanti sul corpo redazionale) attraverso gli interventi prospettati dal direttore".

L’Assemblea ricorda che "l’azienda ha comunicato, infatti, l’intenzione di procedere al licenziamento di un numero di redattori vicino alle 20 unità a fronte di una redazione che, al momento, è composta da 28 unità. È evidente che mettere in atto questo piano aziendale significa segnare definitivamente il destino di questo giornale relegandolo, nella migliore delle ipotesi, ad un ruolo marginale e ad una sopravvivenza di corto respiro".

A fianco dei giornalisti si è schierata anche la Federazione nazionale della stampa. "Gli editori dell’Unità hanno superato ogni limite - scrive il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso in un comunicato -. L’atteggiamento assunto nei confronti della redazione, alla quale va ribadito il sostegno della Fnsi, è inaccettabile e la decisione dei giornalisti di scioperare rappresenta l’unica reazione possibile all'arroganza della proprietà".