Premi Pulitzer 2017, tutti i vincitori

Sono stati resi noti i vincitori della 101sima edizione del premio Pulitzer. Puntuali come ogni mese d'aprile arrivano i riconoscimenti made in Usa per le opere di giornalismo, letteratura e musica, pubblicate negli Stati Uniti. Il premio Pulitzer, istituito dal magnate della stampa statunitense Joseph Pulitzer e assegnato dalla Columbia University, è il riconoscimento più importante per quanto riguarda le categorie giornalistiche: quindicimila dollari il valore di ogni onorificenza.

Nella sezione "investigative report" quest'anno il premio va a Eric Eyre della Charleston Gazette-Mail per i suoi articoli sull'abuso di oppiacei in West Virginia. ProPublica e il New York Daily News hanno invece vinto nella categoria "Public Service", grazie alla denuncia, fatta con un lavoro in comune, degli abusi del dipartimento di polizia di New York.

Nel "National Reporting" la giuria di 18 giudici ha premiato David Fahrenthold del Washington Post, con la sua indagine sulle attività non profit di Donald Trump. Indagine del 2016 che ha gettato un cono d'ombra sulle attività promosse come filantropiche. Nella menzione del premio (in denaro solo 15.000 dollari, ma non monetizzabile in termine di prestigio) si cita "la tenacia nel dare notizie, che ha creato un modello di trasparenza giornalistica nella copertura della campagna politica, mettendo in dubbio le affermazioni di Trump sulla sua generosità verso le organizzazioni di beneficenza". Vince in poche parole il vecchio giornalismo 'watch-dog' (cane da guardia) del potere.

Per le "breaking news", il riconoscimento va all'East Bay Times, di Oakland, California per la notizia dell'incendio di un collettivo di artisti (36 le vittime).

Il New Yorker ha ricevuto un premio per la categoria "Criticism" che è andato a Hilton Als. Mentre il riconoscimento nella categoria "Explatonary Reporting" è andato all'International Consortium of investigative journalism. Il "Feature Writing" è stato assegnato a C. J. Chivers del New York Times per una storia su un reduce di guerra dell'Afghanistan.

Il New York Times ha ottenuto tre premi per quello che è stato definito un "giornalismo inteso a stabilire l'agenda sugli sforzi di Vladimir Putin per tutelare il potere della Russia all'estero". Le categorie sono miglior reportage internazionale, miglior reportage speciale e miglior foto dell'ultim'ora. Ma il successo passa quasi in secondo piano rispetto a una clamorosa gaffe. Nell'edizione cartacea di oggi è stato pubblicato uno spazio pubblicitario che recita "Come ci si sente a vincere un Pulitzer? Chiedetelo ai vincitori del Times appena annunciati", invitando i lettori a un incontro streaming. Peccato che ieri sera, quando il quotidiano era andato in stampa, nessuno ufficialmente avrebbe dovuto conoscere i destinatari dei premi.

Tra gli altri vincitori, McClatchy e Miami Herald del Consorzio internazionale per il giornalismo investigativo (di cui fa parte anche l'Espresso), per la copertura dello scandalo sui paradisi fiscali "Panama Papers". Alla editorialista del Wall Street Journal, Peggy Noonan, è andato invece il Pulitzer per i suoi pezzi "in grado di connettere i lettori con le condivise virtù degli americani durante una delle campagne politiche più divisive della nazione", si legge nella motivazione dei giudici.

"Sweat" di Lynn Nottage si aggiudica il premio Pulitzer per il teatro. L'opera esamina la chiusura delle fabbriche in Pennsylvania con le conseguenti ripercussioni sociali di violenza e povertà. "Angel's Bone" di Du Yun vince il Pulitzer per la "musica", mentre "Blood in the Water: The Attica Uprising of 1971 and its Legacy" di Heather Ann Thompson quello per la "storia".