Meli: "L'Odg va sciolto nell'acido". Il procedimento dell'Ordine e la difesa dei colleghi

"L'ordine dei giornalisti va sciolto nell'acido". Per questa considerazione espressa nel corso di una trasmissione televisiva la giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli sarà sottoposta a procedimento disciplinare dal parte dell'Ordine del Lazio. Una reazione forte che non è piaciuta ad altri cronisti che si sono mossi in difesa della collega. La prima è stata Laura Cesaretti, giornalista politica de "Il Giornale", che ha pubblicato sul suo profilo Facebook un appello nel quale lei e altri 70 giornalisti chiedono all'Ordine dei Giornalisti di "essere sottoposti alle medesime sanzioni". Nella lista si trovano le firme di Mattia Feltri, Giuliano Ferrara, Ettore Colombo, Francesco Cundari, Massimo Bordin, Francesco Bei, Paolo Bracalini, Tommaso Labate, Vittorio Macioce e Francesco Verderami. Nell'appello si segge che la frase incriminata della Meli si riferiva "all'iniziativa del presidente Enzo Iacopino che lo scorso 7 febbraio aveva chiesto e ottenuto dal vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, una lista nera di giornalisti invisi al partito dei Cinque Stelle".

Chiamato in causa il dimissionario presidente dell'Ordine ha risposto con una lettera inviata ai quotidiani e pubblicata sul sito dell'Odg. "Caro Direttore - scrive Iacopino nella sua replica - non frequento più i social e non li ho mai usati come strumento per manganellare ora questo e ora quello. Leggo, anche grazie al suo giornale, un appello a difesa della collega Maria Teresa Meli che sarebbe stata messa sotto procedimento dal Consiglio di disciplina dell’Ordine del Lazio. Vengo chiamato in causa con una menzogna che per un'ultima volta proverò a smentire in questo modo. Non ho mai chiesto al vice presidente della Camera di fare liste di proscrizione più o meno lunghe. L'ho incontrato per invitarlo a non lanciare accuse generiche ai giornalisti perché questo avrebbe alimentato un clima, del quale c'erano stati segnali più che preoccupanti, di tensione e anche di violenza. A Palermo, l'Odg nazionale ha presentato una denuncia per quanto accaduto durante una manifestazione del M5S. Firmata da me. Gli ho espresso il timore che l'ultimo di noi, non una delle grandi star, in questo clima avrebbe subito reazioni violente per le quali non sarebbero state accettate scuse di sorta. L'ho anche invitato a non procedere a presentare le preannunciate querele e a non avviare le ipotizzate azioni civili. Pensi quanto sono illuso. Credevo di difendere, guardi un po’, anche lei che di cause del genere ritengo ne abbia e ne abbia avute non poche. Ma mi permetta una confessione: non pensavo a lei e ai presunti garantiti, ma ai mille collaboratori che vengono ogni giorno spremuti dai giornali per pochi euro, salvo poi essere abbandonati al loro destino davanti ad una citazione in giudizio.Ho letto che altri, nella categoria, hanno indicato all'on Di Maio (è possibile trovarne ampia documentazione sui siti istituzionali) la strada delle querele contro le quali ogni tanto c'è chi fa spot propagandistici. Alle obiezioni dell’on Di Maio che non era giusto subire senza reagire in alcun modo, ho risposto facendo presente che il Parlamento aveva approvato una legge (la c.d. Severino), da lui e dal M5S molto apprezzata, che crea i Consigli territoriali di disciplina ai quali chiunque può rivolgersi ove ritenga sia stato leso un suo diritto. Nessuno può smentire queste ricostruzione, peraltro ampiamente pubblica, se non con malafede o con una superficialità inquietante per un giornalista. Tutto qui. Il resto è propaganda. Due cose, per concludere. Personalmente non credo che i giornalisti godano di diritti maggiori degli altri cittadini. Anzi ritengo che noi abbiamo maggiori doveri anche nell'uso delle parole. Capisco che si trattava di una citazione paradossale, ma l’idea di sciogliere nell'acido qualcuno o qualcosa, francamente, mi provoca crampi allo stomaco, pensando – come tutti – a quando abbiamo sentito parlare di questa pratica atroce. Tra i doveri c’è quello di rispettare la legge. Il procedimento, per quel che vale, non è responsabilità dell’Ordine nazionale né di quello del Lazio o del suo Consiglio di disciplina. Un cittadino, un avvocato, il 10 febbraio ha presentato un esposto, facoltà prevista dalle norme vigenti. Non trasmetterlo all'organismo competente non sarebbe stato solo un reato di omissione, ma avrebbe accreditato un’idea bugiarda: quella dei giornalisti come casta che si ritiene sciolta non nell'acido ma da ogni dovere".