Fnsi. Varato il "Manifesto di Venezia": dieci punti contro la violenza di genere nell'informazione

"Sistematica, trasversale, specifica, culturalmente radicata, un fenomeno endemico: i dati lo confermano in ogni Paese, Italia compresa". Così definisce la violenza sulle donne il "Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell'informazione", varato ieri dalla Commissione pari opportunità della Fnsi, che sarà presentato a Venezia il 25 novembre, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Il documento richiama la Convenzione di Istanbul, che condanna "ogni forma di violenza sulle donne e la violenza domestica" e fa leva sui temi della prevenzione e dell'educazione. Il mondo dell'informazione è direttamente chiamato a "partecipare all'elaborazione e all'attuazione di politiche e alla definizione di linee guida e di norme di autoregolazione per prevenire la violenza contro le donne e rafforzare il rispetto della loro dignità", come si legge nell'articolo 17 della Convenzione.

Nel "Manifesto di Venezia" è espressa la volontà delle giornaliste e dei giornalisti firmatari di definire i parametri per una informazione corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere, tendendo a un comune impegno per "eliminare ogni radice culturale fonte di disparità".

Perché ciò avvenga è necessario stabilire regole mirate, che nel documento sono delineate in dieci punti che delineano una condotta volta al raggiungimento di una reale parità di genere nell'informazione. Forte rilevanza è data all'uso di termini adeguati e si propone di inserire nella formazione deontologica obbligatoria quella sul linguaggio appropriato anche nei casi di violenza sulle donne e i minori. Viene sottolineata la necessità di evitare ogni tipo di strumentalizzazione della violenza di genere, sottraendosi al confezionamento di cronache morbose, mentre si incoraggiano i media a dare risalto a storie di donne che hanno avuto il coraggio di sottrarsi alla violenza.

"Amore", "raptus", "gelosia", "passione", "follia" sono termini da evitare quando si parla di crimini di questo tipo. "Crimini - si legge nel Manifesto - dettati dal la volontà di possesso e annientamento".
Così come ci si deve astenere dal legittimare, anche involontariamente, gli atti di violenza, ricollegandoli a questioni di difficoltà economiche, depressione o tradimenti.

Questi alcuni degli impegni espressi nel "Manifesto di Venezia", dal quale prende piede una campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme, per dire no alla violenza di genere.