"Fallo ammazzare". Le minacce della mafia a Paolo Borrometi

"Se oggi sono qui è perché ieri Lo Stato ha vinto ed è riuscito a sventare il piano che stavano organizzando contro di me". Così Paolo Borrometi ha aperto la conferenza stampa convocata da Fnsi, Articolo21, Usigrai e Ordine dei giornalisti dopo le intercettazioni diffuse dagli inquirenti della Dda di Catania, che hanno portato nei giorni scorsi all'arresto di quattro persone ed in cui si pianificava l'assassinio del giornalista, direttore del sito di notizie LaSpia.it, collaboratore dell’Agi e presidente dell’associazione Articolo21.

"Nessuno vuol fare l’eroe - ha detto ancora Borrometi -, vogliamo solo fare i giornalisti. Il problema non siamo noi, ma i mafiosi che continuano a delinquere nella convinzione di restare impuniti. Certo, se c'è un giornale online della provincia di Ragusa che continua a definire 'presunto' un boss condannato per tutta una serie di reati vuol dire che qualcosa non va. Il problema è un capomafia in libertà che in un'intervista dice che la mafia non esiste. Allora ecco il mio appello a voi, colleghi: venire nella mia terra con microfoni e taccuini e insieme facciamo capire a cittadini, istituzioni e mafiosi che nessun giornalista è solo nella lotta alla mafia".

A commissionare l'omicidio del giornalista "scomodo" sarebbe stato il boss di Cosa nostra Salvatore Giuliano, della provincia di Siracusa, che si sarebbe servito di un boss di spicco, Giuseppe Vizzini. Un direttore scomodo, che con i suoi articoli sul suo giornale on line, stava facendo perdere la faccia a “uomini d’onore” di Pachino.

Dalle intercettazioni della polizia del 20 febbraio scorso, emergono parole terrificanti: "Dobbiamo colpire a quello. Bum, a terra", ed ancora "Fallo ammazzare, ma che c…. ci interessa". Queste sono solo alcune delle minacce che sono finite nell'ordinanza di custodia cautelare richiesta al gip di Catania dal pm Alessandro Sorrentino della Direzione distrettuale antimafia.

Minacce non nuove per Borrometi che, già da quattro anni, vive sotto scorta proprio per aver ricevuto ripetute minacce e anche un'aggressione fisica.

Alla conferenza stampa organizzata ieri nella sede del sindacato erano presenti i vertici della Fnsi e dell'Ordine nazionale dei giornalisti, dell'Usigrai, i rappresentanti dell'Ordine del Lazio, di Stampa Romana, di Ossigeno per l'informazione, dell’Ucsi, di Articolo21 e di tante altre associazioni.

"Questo sventato attentato a Paolo – ha ricordato in apertura Elisa Marincola, portavoce di Articolo21 – è solo l'ultimo episodio di minacce a giornalisti da parte di mafie che si sono fatte più spudorate. In Italia come in Europa, dove sono stati ammazzati due cronisti nel giro di pochi mesi. Una situazione che non va sottovalutata, anche se la magistratura ha dimostrato, come in questo caso, di essere presente e vigile».

Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti ha ribadito che "Paolo non è solo e non sono soli i giornalisti minacciati" e poi ha invitato i presenti a "mandare un messaggio alle istituzioni e a certi luoghi, alzandoci in piedi per un applauso a Paolo e alla sua scorta".

Giulietti ha poi incalzato la politica e rilanciato la cosiddetta "scorta mediatica": "La parola mafia è sparita dal dibattito politico e c’è addirittura chi propone di togliere la scorta a questi colleghi. La nostra risposta? Rilanciamo tutti le inchieste di Paolo che hanno suscitato l'ira dei capi mafia e accediamo così un riflettore collettivo su queste vicende. Chi minaccia deve sapere che sarà inseguito".

Il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso ha chiesto che si vada oltre la solidarietà: «Anche nei confronti dei giornalisti la mafia sta tentando il salto di qualità. Una situazione possibile perché di mafie si parla sempre meno. Voglio ricordare le parole di Antonino Caporetto agli studenti di Palermo: "Della mafia bisogna parlare". Ma bisogna anche andare oltre la scorta mediatica e guardare alla condizione di questi colleghi. Paolo è un giornalista precario e come Paolo tanti altri cronisti spesso fanno inchieste senza tutele e garanzie. Editori e politici non possono esprimere solidarietà e basta".

Il presidente del Cnog, Calro Verna, ha ribadito che "siamo qui tutti insieme per esprimere un senso di comunità. Siamo qui perché tutti abbiamo a cuore i valori democratici e su tutti la libertà di stampa. Siamo qui per fare da scorta mediatica a Paolo. Come istituzioni della categoria abbiamo il dovere di organizzare la solidarietà insieme con i colleghi che credono al valore democratico dell’informazione".

Al termine della conferenza stampa è stato letto l'appello promosso dal giornalista Sandro Ruotolo e firmato dai vertici degli istituti di categoria e da alcuni cronisti sotto scorta.

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