Caso Simula. Revocato il sequestro del materiale della cronista della Nuova Sardegna

Il tribunale del riesame di Sassari ha revocato il sequestro di tutto il materiale prelevato due settimane fa alla giornalista Tiziana Simula, cronista della Nuova Sardegna, al termine della perquisizione disposta dalla Procura di Tempio all'interno della redazione di Olbia e legata all'inchiesta giornalistica sui veleni che stanno inquinando il clima nel palazzo di giustizia gallurese.

La notizia è stata accolta con soddisfazione dall'assemblea congiunta convocata a Olbia dal Consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna e dal Consiglio direttivo dell'Associazione della stampa sarda alla presenza del presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Giuseppe Giulietti. "Sappia il procuratore di Tempio e sia chiaro per tutti – ha detto Giulietti anche a nome del presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, a Fiuggi per altri impegni di categoria – che questo caso, non più isolato, sarà portato all'attenzione nazionale e chiederemo formalmente l'intervento del Consiglio superiore della magistratura".

Le perquisizioni alla redazione della Nuova Sardegna e a casa di Tiziana Simula erano avvenute il 26 Marzo scorso quando i carabinieri avevano sequestrato telefono e computer della giornalista.

L'indagine nei confronti della cronista di giudiziaria è scaturita per alcuni articoli pubblicati di recente da "La Nuova Sardegna" e relativi ai "veleni" che stanno attanagliando il palazzo di giustizia di Tempio, sconquassato da una bufera giudiziaria su iniziativa della Procura di Roma. Dall'arresto del giudice Vincenzo Cristiano alla maxi inchiesta sulle aste pilotate, con sei magistrati indagati, sino all'esposto trasmesso qualche giorno fa dalla Procura di Tempio a quella di Perugia.

Un dossier di 28 pagine in cui l'ex presidente del palazzo di giustizia Francesco Mazzaroppi accuserebbe l'allora procuratore Domenico Fiordalisi di aver "nascosto" un fascicolo dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta. E sarebbe proprio quel documento, di cui "La Nuova Sardegna" ha dato conto, ad aver provocato l'indagine nei confronti di Tiziana Simula, che sarebbe indagata in base all'articolo 326 del codice penale, ossia rivelazione del segreto d'ufficio da parte di un incaricato di pubblico servizio. Un'accusa sicuramente anomala, dato che Tiziana Simula è, appunto, una giornalista e non una incaricata di pubblico servizio.

L'iniziativa della Procura delle Repubblica di Tempio contro Tiziana Simula segna, comunque, un punto di non ritorno nei rapporti tra magistratura inquirente e informazione. È di tutta evidenza l'abnormità del reato ipotizzato a carico della collega ma destano anche maggiori preoccupazioni le modalità di svolgimento della perquisizione personale e del sequestro, modalità che vanno ben oltre le effettive finalità dell'azione e che dimostrano mancato rispetto del ruolo, della persona e della professione giornalistica.

A questo punto, è la richiesta dell'Unione nazionale cronisti (Unci) è indispensabile che il Csm intervenga con immediatezza per accertare la macroscopica abnormità messa in atto dall'ufficio di Tempio, e detti delle linee guida da adottare nelle inchieste che riguardano il rapporto con i media, verificando prima i presupposti e disponendo poi modalità di acquisizione della prova che non debordino nella intimidazione al professionista e alla professione giornalistica.

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