Impastato. I giovani manifestano contro la mafia a 40 anni dall'omicidio

"Con il coraggio delle idee di Peppino noi continuiamo". "La mafia uccide il silenzio pure". Sono gli striscioni che hanno preceduto il corteo in memoria di Peppino Impastato, ucciso 40 anni fa dalla mafia. Da Radio Aut, a Terrasini, da dove Peppino irrideva la mafia di Tano Badalamenti, e lanciava le sue denunce, a Casa Mamoria Felicia e Peppino Impastato, a Cinisi, luogo che tiene viva l'attualità della lezione del militante e giornalista.

Centinaia di studenti hanno invaso Cinisi e, davanti al casolare in cui fu ucciso dagli sicari del boss, hanno gridato forte: "Noi odiamo la mafia e la ripudiamo" e "Siamo tutti con Peppino Impastato". Chiari come sanno esserlo solo i ragazzi, gli studenti hanno animato un presidio vivace e colorato. È stato uno degli appuntamenti principali della giornata in cui si ricorda l’uccisione del militante e giornalista trucidato dalla mafia 40 anni fa, il 9 maggio 1978.

Centinaia i ragazzi che hanno risposto alla chiamata di casa memoria Felicia e Peppino Impastato. Hanno partecipato al concorso "Azioniamo la memoria. Quarant'anni senza Peppino Impastato", al quale hanno preso parte 105 scuole di tutto il territorio nazionale. Gli istituti scolastici hanno lavorato su storie originali inerenti i diritti negati. In totale sono arrivati 65 lavori provenienti da ogni regione d'Italia, la più presente è stata, naturalmente, la Sicilia. A seguire la Campania, la Puglia e la Lombardia.

Commemorando il giornalista ucciso dalla mafia, il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, lo ha ricordato come "una voce fuori dal coro. Quando quasi tutti a Cinisi facevano finta di non sentire e di non vedere, Peppino Impastato, con coraggio e in solitudine, denunciava i forti interessi della mafia e prendeva in giro, con ironia, il boss del paese, Gaetano Badalamenti. Il giovane attivista di Democrazia proletaria, pur di tentare di bucare quel muro di omertà e indifferenza, aveva messo in discussione anche il rapporto con la propria famiglia".

"A quaranta anni da quel delitto – ha ricordato Musumeci – la voce di Peppino non è, però, rimasta isolata. Infatti, grazie alla caparbietà di mamma Felicia, che ha sempre ricercato la giustizia e non la vendetta, e a "Casa memoria", animata dal fratello Giovanni, la storia di Impastato e il suo esempio di uomo libero e giusto rappresentano un modello per quelle generazioni che non si vogliono rassegnare".

Anche i palermitani Ficarra e Picone ricordano Peppino Impastato, 40 anni dopo la sua uccisione, rilanciando su Twitter la celebre invettiva del militante e giornalista di Cinisi: “Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”. (Agi)

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