Garante Privacy. Il datore di lavoro non può leggere la posta del giornalista

Il datore di lavoro non può leggere la posta del giornalista. Lo ha sancito il Garante della privacy in merito ad un quesito sollevato da un collega di Radiocor Plus. Federazione Nazionale della Stampa italiana, Associazione Lombarda dei Giornalisti e Associazione Stampa Romana hanno salutato con favore la decisione del Garante.

"Il collega – spiegano in una nota – era stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte del Sole 24 Ore, procedimento chiuso con un licenziamento, anche in base al materiale raccolto con accesso alla mail aziendale. Il Garante ha ritenuto illegittimo il trattamento dei dati personali fatto dall'azienda al fine di istruire il procedimento disciplinare e procedere alla contestazione".

In particolare, l'azienda ha violato l'accordo sindacale del 13 giugno 2016 in base al quale "gli eventuali controlli e verifiche citati dalla policy aziendale non potranno avere ad oggetto i documenti, i dati e il contenuto del materiale utilizzato dai giornalisti" in considerazione della "natura specifica dell'attività giornalistica e della relativa normativa a tutela della salvaguardia della segretezza delle fonti".

"È un principio importante per l'intera comunità dei giornalisti – concludono Fnsi, Alg e Asr – perché fissa un punto invalicabile anche in relazione alle modifiche intervenute con il jobs act allo Statuto dei lavoratori sui controlli a distanza. È un principio fondamentale perché ribadisce il ruolo centrale dei comitati di redazione nel fissare i paletti corretti per l'uso indisponibile degli strumenti di lavoro".

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