Nuova bufera su Report: il caso vaccini e la querela di Benigni

Nuova puntata di Report, nuova ondata di polemiche. Stavolta la puntata del Lunedì di Pasquetta (ndr 17 Aprile) ha generato una doppia bufera. Da una parte, ed erano abbastanza scontate, le reazioni all'inchiesta sulle presunte "reazioni avverse" al vaccino Hpv contro il papilloma virus e dall'altra la querela di Roberto Benigni in risposta all'inchiesta che lo chiamava in causa sugli studios cinematografici di Papigno.

Sul primo tema, quello dei vaccini, si è scatenata polemica la politica e quella del mondo degli accademici. Tra i primi a scagliarsi contro Report, è stato Roberto Burioni, il medico che da anni si batte contro la cultura antivaccinista, che ha criticato la trasmissione in un lungo post apparso sulla sua pagina Facebook: "Diffondere la paura raccontando bugie - scrive Burioni - è un atto grave e intollerabile. E' abusare in maniera perversa della libertà di opinione. E' come gridare c'è una bomba in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini". Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha sostenuto la tesi del dottor Burioni: "Diffondere paura propugnando tesi prive di fondamento e anti scientifiche è un atto di grave disinformazione ed è quanto ha fatto ieri sera la trasmissione di Rai3 Report, dedicata al vaccino contro il papilloma virus, il primo vaccino contro il cancro che l'uomo è riuscito a produrre. Un vaccino sicuro e di grande efficacia, a differenza di quanto è stato fatto affermare sulla tv pubblica, senza alcun contraddittorio".

Così il caso è finito in Commissione di Vigilanza con la richiesta, da parte dell'azienda, di ricostruire il percorso fatto per realizzare l'inchiesta. Il presidente della Commissione Roberto Fico (M5s) è già entrato a gamba tesa sull'argomento gridando all'"eversione" nel caso in cui il programma dovesse essere sospeso.

"Se sospendono Report gli italiani sospendano il pagamento del canone" - ha ribadito Fico dalle pagine del blog di Beppe Grillo. "Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l'Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità" afferma il deputato M5s che avverte: "Siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile".

Le dichiarazioni di Roberto Fico sono state subito definite "fantasiose" dalla presidente Rai Monica Maggioni che ha dichiarato: "Nessuno ha mai pensato per un secondo di chiudere Report. Tanto per sgombrare il campo alle fantasie". Il problema, ha sottolineato, è che "quando si dicono alcune cose sul servizio pubblico c'è un effetto dirompente e bisogna tenerne conto. Non sempre ci si ricorda qual è la forza delle cose che facciamo tutti i giorni. Questo è quello sui cui possiamo confrontarci, non il resto della scena che in questo caso non c'entra nulla".

Pronta è arrivata anche la replica del conduttore del programma, Sigfrido Ranucci: "Sarebbe gravissimo - ha dichiarato il giornalista sull'ipotesi di chiusura del programma -. Report non è di Sigfrido Ranucci, è dei cittadini che pagano il canone. Ci tirano per la giacchetta di qua e di là, a seconda di dove tira il vento della politica". "Io - afferma il giornalista di Report - ho fatto vaccinare mia figlia. Ma vogliamo parlare anche delle controindicazioni?. La cosa peggiore è non dare tutte le informazioni. C'erano dati che non collimavano e noi abbiamo cercato di capire perché".

Ma le insidie per Ranucci e Report non finiscono qui. La trasmissione di Raitre si deve difendere anche dalla denuncia di Roberto Bengni che annuncia di aver querelato Report. In una nota, l'avvocato Michele Gentiloni Silveri comunica di "aver ricevuto mandato di sporgere querela presso la Procura della Repubblica di Roma nei confronti dei dottori Giorgio Mottola e Sigfrido Ranucci, nonché di chiunque altro abbia con loro concorso o cooperato, in relazione alle notizie false e gravemente diffamatorie diffuse nel corso della puntata". Nella nota, l’avvocato Gentiloni Silveri annuncia querela ai danni di Report "nell'interesse di Nicoletta Braschi e Roberto Benigni sia in proprio che quali soci di Melampo Cinematografica Srl".

Nell'inchiesta Report aveva raccontato la vicenda degli studi di Papigno, in Umbria, dove Benigni ha girato "La vita è bella" e "Pinocchio". Un polo cinematografico che – secondo il programma di Rai3 – avrebbe goduto di 16 milioni di euro di finanziamenti pubblici. "Quello che contestiamo – spiegano i legali del Premio Oscar – è che l’operazione imprenditoriale si sia basata su fondi pubblici e che Benigni sia poi scappato per non sopportarne i costi. In realtà non è vero che l'operazione ha goduto di finanziamenti pubblici, perché la ristrutturazione è stata fatta a spese di Benigni. E non è vero che il nostro cliente è scappato di fronte al mancato rilancio di Papigno, quando poi gli studi sono stati rilevati da Cinecittà Studios, società di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle. La ristrutturazione è costata 7,4 milioni a carico di Benigni; Cinecittà Studios ha ‘comprato’ 5 milioni di credito; Benigni deve ancora riscuotere 1,1 milioni. Dunque ci ha rimesso. Lo stesso Benigni ha detto ai microfoni di Report Non si sa quanti soldi ci ho perso".