Processo Ruby bis, condanne ridotte in appello per Emilio Fede e Nicole Minetti

4 anni e 7 mesi a Emilio Fede, 2 anni e 10 mesi per Nicole Minetti. Sono le pene inflitte dai giudici della corte d'appello di Milano nell'ambito del secondo processo d’appello "Ruby bis".

Le pene sono state ridotte rispetto alle richieste avanzate dal procuratore generale Daniela Meliota, che aveva proposto la conferma del precedente processo di secondo grado, annullato con rinvio dalla Cassazione nel novembre del 2014. In quella sede Fede era stato condannato a 4 anni e 10 mesi e Nicole Minetti a 3 anni.

Secondo la Cassazione nelle motivazioni i giudici non avevano spiegato "in concreto" le condotte contestate agli imputati nonostante la "meticolosità" con la quale si erano soffermati sui concetti generali in tema di prostituzione, induzione e favoreggiamento".

Il processo Ruby mirava ad accertare eventuali responsabilità penali per ciò che accadde la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010. Notte in cui la minorenne Karima El Marough, detta Ruby, venne fermata dalla polizia per furto. A quel punto la prostituta brasiliana Michelle Conceicao, che ospita a casa propria Ruby, telefonò all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per avvertirlo. Berlusconi poco dopo telefonò a Pietro Ostuni, capo di gabinetto della questura di Milano, spiegandogli che la giovane in stato di fermo era la nipote del presidente egiziano Mubarak e che, per evitare un incidente diplomatico, sarebbe arrivata la consigliera regionale Minetti per prenderla in custodia.

La Minetti prese con sé Ruby, nonostante il pm dei minori Annamaria Fiorillo avesse disposto il suo collocamento in una comunità. Successive indagini appurarono che Karima El Marough non era affatto la nipote del presidente egiziano e avevano ipotizzano un presunto giro di prostituzione, di cui appunto Ruby avebbe fatto parte.

Le indagini portarono alla ribalta le famose serate del “bunga bunga”, festini a luci rosse nella residenza di Berlusconi ad Arcore, in cui alcune donne avrebbero elargito prestazioni sessuali all'allora premier e ai suoi ospiti.

Il processo Ruby bis vede imputati Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora. Per tutti e tre l’accusa è di favoreggiamento della prostituzione. Emilio Fede, ex direttore del Tg4, è sotto processo con l’accusa di aver fatto prostituire le ragazze "per mantenere la sua posizione di direttore del Tg4 e l’autorevolezza e i guadagni che ne derivavano".

Nicole Minetti, al tempo dei fatti Consigliere regionale della Regione Lombardia nel partito di Berlusconi avrebbe avuto un ruolo attivo nella gestione delle ragazze da portare all'allora Presidente del Consiglio.

Lele Mora, l’unico a rinunciare al ricorso in appello, è stato condannato in primo grado a 7 anni per i reati di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile per i fatti di Arcore.

Nel processo Ruby bis Berlusconi è stato assolto dalle accuse di prostituzione minorile e concussione, ma rimane coinvolto nel filone Ruby ter con l'accusa di aver pagato le persone presenti a quelle feste e averle indotte a testimoniare il falso in tribunale. L’ex premier e quattro olgettine sono stati rinviati a giudizio dal gup di Milano per corruzione in atti giudiziari in relazione a versamenti per 400 mila euro effettuati dall'ex premier a favore delle ragazze fino all'ottobre del 2016, mentre i versamenti per le altre ospiti delle feste di Arcore si erano interrotti mesi prima. Nell'udienza di oggi la procura di Milano ha chiesto la riunificazione del filone principale del processo - quello a carico di Silvio Berlusconi e altri 23 imputati tra cui Karima El Marhoug che si sta celebrando davanti alla decima sezione penale - con quello fotocopia che riguarda i versamenti più recenti dell’ex premier in cambio del silenzio di quattro giovani ospiti delle serate ad Arcore, e cioè Aris Espinosa, Elisa Toti, Miriam Loddo e Giovanna Rigato, che si aprirà il prossimo 9 maggio davanti alla quarta sezione penale.

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