Il giorno dopo la messa in liquidazione del Manifesto, è partita la campagna per salvare il quotidiano. Per non uscire di scena il Manifesto punta forte sui suoi lettori e lancia "una sottoscrizione che faccia entrare soldi freschi nelle casse del giornale, e una campagna chiamata "zitti no" che consiste nella richiesta ai lettori di acquistare due copie del quotidiano e darne una ai propri amici, per raddoppiare le vendite". Un'altra iniziativa, volta a raccogliere fondi, è quella chiamata "1000 per 1000" ovvero una donazione di mille euro da parte di mille persone per raccogliere un milione di euro. Ad annunciare la raccolta fondi il presidente del Cda e storico direttore del Manifesto, Valentino Parlato. "Il giornale nell'ultimo periodo si è addormentato ed ha ceduto copie - ha detto Parlato -, per questo ora dobbiamo diventare più aggressivi, lanciare un giornale di lotta". Iniziative che coinvolgano i lettori, dunque, ma non solo. Per salvarsi, e salvare una voce importante del panorama dell'informazione e dell'opinione nazionale, il comitato di redazione del Manifesto annuncia anche proteste simboliche davanti alle sedi del Parlamento. "Ci muoveremo - ha spiegato Benedetto Vecchi, membro del comitato di redazione del giornale - insieme all'Fnsi e a Mediacoop per mettere in atto iniziative pubbliche di protesta, che prevedano anche sit-in davanti alle sedi di Camera e Senato, a partire dall'inizio della prossima settimana. Non siamo ancora morti, venderemo cara la pelle". Insieme alle iniziative per salvare il giornale, oggi sono arrivati gli attestati di solidarietà. “L’avvio della liquidazione del Manifesto è un colpo durissimo al pluralismo e all’idea che si possa produrre informazione autonoma, di qualità, in modo diretto e autogestito da parte dei giornalisti”, sottolinea in una nota Mediacoop, associazione cooperative editoriali e di comunicazione, che chiede al governo un intervento immediato. Della stessa idea la Fnsi, che attraverso il suo segretario generale Franco Siddi, esprime "una forte solidarietà ai colleghi del quotidiano Il Manifesto". "La decisione dello Stato - continua Siddi - di ridurre del 50% i contributi pubblici all’editoria rischia di cancellare i giornali di idee, un asse prezioso per il pluralismo dell’informazione, un bene pubblico. Una realtà formata da cooperative vere e da giornalisti veri che fanno informazione con coerenza e serietà". "Il Manifesto, in particolare - ha aggiunto Siddi - da oltre 40 anni alimenta il dibattito ed è fonte del pensiero critico della sinistra italiana, ed è costretto alla chiusura per l’improvviso disinteressamento dello Stato”.
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Informa - Testata a cura del centro di Documentazione Giornalistica - www.cdgweb.it
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