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New media

Sbarca in Italia AirBnB

airbnbSbarca in Italia il famoso portale di affitti online. Arriva nel Bel Paese l'avventura di Nathan Blecharczyk, Brian Chesky e Joe Gebbia, fondatori di AirBnB, sito Internet su cui è possibile mettere e prendere in affitto alloggi privati in moltissimi paesi del mondo. Le proposte sono le più varie e stravaganti che si posano immaginare, da un semplice posto letto a un'intera villa. I privati contrattano e il portale guadagna una percentuale su entrambe le parti solo per le transazioni effettivamente concluse. L'idea, innovativa quanto semplice, è nata per risolvere un problema pratico: riuscire a fare fronte all'aumento dell'affitto. Nel 2007 Brian Chesky e Joe Gebbia abitavano insieme a San Francisco e dovettero fare fronte a un rincaro del 25% sul prezzo dell'affitto del loro appartamento. Si inventarono così l'Air Bed and Breakfast, comperando dei materassi ad aria che offrirono online a una modica cifra come posti letto per turisti e visitatori. I due si occupavano anche di preparare la colazione ai loro ospiti e, se interessati, di accompagnarli in un giro turistico della città. L'idea ebbe un significativo successo e così, con l'aiuto del terzo fondatore Nathan Blecharczyk, decisero di allargare l'impresa con un vero e proprio portale che consentisse a chiunque di fare ciò che avevano realizzato loro. Adesso AirBnB arriva anche in Italia, un debutto con elevate aspettative. Chissà se l'iniziativa riscuoterà lo stesso successo raccolto nel tempo da eBay, Groupon e tanti altri.

Pakistan, ecco il Facebook musulmano

 

millat facebookUn Facebook riservato ai musulmani. E' quello che vogliono alcuni gruppi integralisti islamici in Pakistan che hanno lanciato una campagna di promozione di un social network “conforme all’islam”. Tutti “i veri musulmani del paese", secondo i sostenitori del nuovo social network "religioso" dovrebbero "abbandonare e boicottare la piattaforma Facebook, che divulga contenuti blasfemi e bestemmie contro il Profeta Maometto". A riferire la strana iniziativa è l’agenzia vaticana Fides. La nuova piattaforma di social media consigliata si chiama “Millat Facebook” ed è una sorta di Facebook riservato alla comunità musulmana. In una conferenza pubblica organizzata a Islamabad, leader musulmani radicali si sono rivolti in special modo ai giovani pakistani, invitandoli a riflettere “sul ruolo dei giovani musulmani nei social media”. Gli oratori hanno rimarcato la loro forte contrarierà verso tutti coloro che vogliono abolire o modificare la legge sulla blasfemia, in vigore nel paese. I proprietari di “Millat Facebook” hanno dichiarato che il loro sito, avviato in sordina a maggio del 2010, in due anni ha moltiplicato i suoi aderenti (oggi conta oltre 1,6 milioni di musulmani), nonostante “i tentativi di boicottaggio di società negli Stati Uniti, in Europa o di gruppi ebrei”. Secondo gli osservatori, “Millat Facebook” è in tutto simile al Facebook originale e ne ha plagiato idea, struttura e design

Uk: Twitter-decalogo per giornalisti Sky News

skynews ukOcchio a Twitter. I cinguettii del famoso social network fanno discutere a Sky News, in Gran Bretagna. L'azienda ha infatti inviato a tutti i reporter una e-mail con precise indicazioni su come sia opportuno utilizzare i profili personali, ma comunque professionali, su Twitter. La comunicazione è rapidamente e prevedibilmente finita nelle mani del concorrente Guardian, che ha prontamente diffuso la notizia, e online è cresciuta la polemica. Si tratta di semplici regole di comportamento che, a detta dell'editore, assicurano gli elevati standard a cui il network deve la propria fama nel mondo dell'informazione. Con la scusa della necessità che ci sia uniformità tra i contenuti diffusi, si chiede perciò ai giornalisti di evitare di postare commenti o notizie relativi ad argomenti su cui non stanno lavorando in prima persona o che, peggio ancora, sono esterni alle news dell'emittente. Si raccomanda quindi da un lato di non pubblicare prodotti della concorrenza e dall'altro, possibilmente, di diffondere i contenuti dei colleghi o comunque frutto della filiera editoriale di Sky News. Inoltre, è opportuno ricordarsi sempre di sentire il desk centrale prima di pubblicare su Twitter delle nuove informazioni. La reazione dei giornalisti, ma soprattutto del popolo della Rete, non è stata positiva, perché l'iniziativa sembra proprio volere togliere spontaneità e libertà ai reporter nell'uso dei social network, strumento ormai fondamentale per la diffusione delle notizie dell'ultima ora. Tanto forte è stata la polemica, che persino Rupert Murdoch si è sentito di rispondere alla protesta, e proprio su Twitter, per precisare che lui, con questa faccenda, non ha nulla a che vedere.

Ebook, è allarme pirateria

pirateria ebookCosì “giovani” e già nel mirino della pirateria. Ad essere a rischio sono gli eBook, astri nascenti del settore editoriale. A lanciare l'allarme pirateria nei confronti dei libri digitali è il presidente dell'Aie, Marco Polillo. “La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla” ha dichiarato Polillo, fornendo per la prima volta i dati ufficiali dell’Ufficio antipirateria degli editori. Su 25 best seller in classifica la scorsa settimana, emerge dai dati diffusi dall’AIE, il 75% circa è già piratato in rete. Oggi, a fronte di 19mila ebook disponibili (a fine 2011: erano 1.619 a fine 2009), circolano, secondo stime prudenziali 15mila titoli in versione pirata. Non solo. In base all’ultima classifica Ibs.it dei 25 titoli più venduti della scorsa settimana, 17 sono già disponibili in modo legale in versione ebook (quasi il 70%), 19 hanno già versioni pirata (76%). Questo “tasso di pirateria” non cambia tra i libri per cui esiste una versione legale (si trova quella pirata nel 76,5% dei casi) e quelli per cui non esiste (75%). “In nessun caso – chiarisce il presidente degli editori – la tutela del diritto d’autore deve dar vita alla possibilità di censure preventive di quanto viene pubblicato in rete. Pensare d’altro canto che gli editori siano a favore della censura è semplicemente un controsenso. Riteniamo che sia invece possibile individuare tecniche equilibrate che, al contrario, intervengano ex post su quanto viene pubblicato e che conducano alla rimozione immediata di ciò che viola i diritti d’autore. Ciò richiede il rispetto di un principio di responsabilità: è giusto che questa sia esclusa per chi è un mero veicolo di un atto illecito commesso da altri, quando questo avviene realmente a sua insaputa. Altra cosa è che un soggetto sostenga che un illecito è commesso a sua insaputa quando ne era invece perfettamente al corrente. In questo senso eravamo favorevoli alla sostanza dell’emendamento Fava e proponevamo che – alla ricerca di una soluzione equilibrata – si applicasse semplicemente il testo della Direttiva europea, che non può certo essere accusata di antidemocraticità”. “Il mercato digitale – ha spiegato Polillo - si può sviluppare solo se gli autori e gli editori conserveranno il diritto di sfruttare anche con i nuovi mezzi i contenuti creati e pubblicati. Per questo restiamo dell’opinione che la pirateria è un problema e sottolineiamo il suo peso nel mercato editoriale italiano, non meno di quanto avviene per il resto dell’industria culturale”.

"Safer Internet day", una giornata per la sicurezza online

 

safer internet dayUna giornata per promuovere l'utilizzo sicuro di Internet e contro i suoi contenuti pericolosi ed indesiderati, con particolare attenzione nei confronti dei bambini. Di tutto questo si discuterà in tutto il mondo nel “Safer Internet Day” la giornata per la sicurezza su Internet, che si celebra oggi 7 febbraio a livello globale.  La giornata coordinata in Europa da Insafe, la rete dei centri di “Safer Internet”, fondata dalla Commissione europea grazie ad un contributo di 55 milioni di euro del Programma safer internet dall’Unione Europea, celebra quest'anno la nona edizione. Oltre cento le iniziative organizzate per il “Safer internet day” nei 30 paesi europei, che aiuteranno i ragazzi, con l’aiuto e il supporto di genitori e insegnanti, a scoprire correttamente il mondo di internet. Saranno numerose anche le iniziative di Google. In collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SID) e con il sostegno della Polizia Postale e delle Comunicazioni, il motore di ricerca numero uno al mondo ha elaborato il prezioso documento “Consigli per tutelare la sicurezza online delle Famiglie”. Google sarà presente anche all’incontro organizzato dal Telefono Azzurro, che si terrà all’Istituto comprensivo Virgilio di Roma. “Gen@razioni web! Genitori e figli per una rete più sicura”, questo il titolo dell'incontro, vuole fare il punto sui pericoli che bambini e adolescenti corrono su Internet, “rischio spesso sottovalutato dai genitori, che in una recente indagine di Telefono Azzurro ed Eurispes dichiarano di saper utilizzare Internet poco o niente (35%) e ritengono impossibile che il proprio figlio chattando incontri un adescatore pedofilo e veda su Internet immagini sessualmente esplicite (46,4%)”. Sebbene Internet non sia ancora la causa principale degli abusi sessuali sui minori, che avviene prevalentemente per mano di persone interne alla famiglia stessa del minore, non si possono trascurare i dati che riguardano i sex offender che circuiscono la vittima in altre maniere, in molti casi abbordandola proprio in internet. Patrizia Faustini, del Centro di ricerca Innocenti dell’UNICEF, si preoccupa di far chiarezza sulle nuove tecnologie: “Il problema non è Internet, ma sono gli abusi sui minori. Quello che noi vorremmo non è certo la demonizzazione di internet. Al contrario va garantito ai ragazzi un accesso sicuro al mondo virtuale, è un loro diritto”. L’abuso sui minori partendo dalla rete purtroppo è un fenomeno notevole: sono stati rilevati nel 2010 circa 16.700 casi. In tal senso la Comunità Europea è stata un attore lungimirante, utilizzando l’autoregolamentazione come mezzo di salvaguardia. “Quando parliamo di un sistema di protezione per i ragazzi”, sottolinea la Faustini, “ci riferiamo ad un qualcosa di complesso. I ragazzi devono essere messi a conoscenza dei rischi. Va poi rimossa l’impunità per gli abusi online; ci sono Paesi che definiscono lo sfruttamento in un modo, chi in un altro. Serve un accordo, una modalità univoca di interpretare gli abusi oltre i confini dei vari Stati”.

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