No al bavaglio ad Internet. Lo dicono a gran voce oltre 400 blogger, associazioni, giornalisti e imprenditori che, martedì 31 gennaio, giorno in cui è stato calendarizzato l'esame della legge comunitaria, hanno inviato una mail a tutti i deputati per chiedere che venga abrogata la norma proposta dall'onorevole Gianni Fava (Lega Nord). La proposta è più comunemente conosciuta come la “Sopa all'italiana”. “Le chiediamo di apporre la sua firma su tali emendamenti o quantomeno su alcuni di essi – si legge nella lettera -, per dare forza alla richiesta di abrogazione in modo che sia chiaro che la difesa del web, non come luogo di assenza di regole, ma come risorsa anche per l'informazione, è condivisa da tutti gli schieramenti politici”, si legge nella lettera promossa dall'associazione Agorà Digitale. Nel testo figura anche la richiesta di un sostegno a un emendamento presentato dall'onorevole Marco Beltrandi (Radicali) “che potrebbe non solo sventare gli esiti nefasti dell'emendamento Fava ma anche chiarire la situazione rispetto a interpretazioni date dalla più recente giurisprudenza di merito che non sono lontane dal senso dell'emendamento Fava”. La norma sotto accusa, precisa Agorà digitale “in contrasto con le direttive europee, vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base a una semplice segnalazione di una parte interessata”. Nelle settimane passate deputati e senatori di quasi tutti i gruppi (Fli, Gruppo Misto, Idv, Pd, Pdl e Radicali) hanno presentato alla Camera emendamenti per abrogare tale “norma bavaglio”.
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