A Gian Antonio Stella il premio “Pino Careddu”

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gian antonio_stellaGian Antonio Stella è il vincitore della quarta edizione del premio giornalistico intitolato a Pino Careddu, fondatore e direttore di “Sassari Sera” per 48 anni, scomparso nel 2008. In precedenza questa iniziativa ha premiato Pino Maniaci, direttore e proprietario di della combattiva Tele Jato, di Partinico, Stefania Petix, corrispondente di “Striscia la notizia” da Palermo e Milena Gabanelli di “Report”. La giuria quest’anno ha scelto Gian Antonio Stella, giornalista del Corriere della Sera e autore, insieme a Sergio Rizzo, del volume “La casta”. È stato premiato “Per le sue efficaci inchieste con cui documenta la degenerazione morale di una classe politica sempre più lontana dalla gente – come di legge nella motivazione – Grazie a Stella, la casta, fino a ieri intoccabile, è oggi sotto accusa”. Il riconoscimento è stato consegnato venerdì sera a Sassari, al teatro civico, e per l’occasione è stato organizzato anche il dibattito “Il giornalismo d’inchiesta: poche parole, molti documenti” con la partecipazione non solo di Stella, ma anche di Franco Siddi, segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), Alberto Pinna, corrispondente del Corriere della Sera, e Gibi Puggioni, capo servizio della redazione sassarese di Videolina. Durante l’incontro, Stella ha evidenziato le regole d’oro del giornalismo d’inchiesta. “Fondamentale è essere sicuri delle notizie che si pubblicano, verificare scrupolosamente – spiega Stella – perché il giornalismo d’inchiesta è dinamite pura da maneggiare con cura. Se si sbaglia, si rischia di rovinare la vita delle persone. Diffido dello scoop – aggiunge ancora il giornalista – È la “scorciatoia dei mediocri”, come diceva Indro Montanelli. Quando si è disposti a tutto si rischia di fare cose brutte. Anche io sono autore di vari scoop e grazie ad essi mi sono guadagnato la fiducia di chi mi sta intorno. Se però lo scoop è troppo aggressivo e “contundente” non solo diventa sgradevole ma non riesce a raggiungere l’obiettivo o i lettori. Meglio un giornalismo non meno duro col sorriso sulla bocca. Come quello di Pino Careddu. Aggiungo inoltre – conclude Stella – che se il rispetto nei confronti dell’istituzione deve essere assoluto e totale non bisogna invece averne per il potere”.