A Metro cassa-covid al 44%, un licenziamento e tagli alle edizioni

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Sono passati vent’anni dall’inizio dell’avventura di Metro, il primo quotidiano gratuito in Italia. E le notizie che giungono da Roma e Milano – le due redazioni – non sono affatto buone. Il giornale – che Paola Garagozzo ha acquistato da Mario Farina il 18 maggio 2020 rilevando le quote di NME New Media Enterprise srl (amministrata da Alessandro Tozzi) – non gode certo di buona salute. Sembra che la pandemia (almeno così dice l’Azienda al cdr) abbia provocato un crollo del fatturato del 50% del giornale che vive di sola raccolta pubblicitaria. Ma i conti a Metro non tornavano neanche prima del coronavirus, visto che la cassa integrazione con una percentuale del 44% – figlia di un contratto di solidarietà al 50% – è partita già a settembre 2018. Terminerà il 7 dicembre prossimo, ma le vie della cassa-covid sono infinite…

TAGLI A TORINO E MILANO – Stiamo parlando di 15 giornalisti, compreso il direttore Stefano Pacifici. Dieci lavorano a Roma (uno è in aspettativa) e cinque su Milano. Dopo l’estate, senza l’accordo del cdr, la proprietà ha deciso di uscire su Torino solo il giovedì e il venerdì. Ora – sembra solo per questa settimana ma la redazione non si fida – ha stabilito di non uscire su Milano il martedì e il mercoledì. Una sospensione che l’editore definisce “temporanea e provvisoria” e figlia del recente Dpcm. Resta il fatto che a quanto apprende AdgInforma.it di investimenti e di piani di rilancio non se ne vedono. Sembra inoltre che i collaboratori siano stati tutti eliminati, che le pagine di cronaca locale siano state dimezzate e quelle di spettacoli locali tolte.

LICENZIATA ART. 2 – Nel frattempo c’è stato il licenziamento per asserita giusta causa di una collega (collaboratore fisso ex art.2 dal 2014) che ha scatenato in questi giorni la protesta dell’assemblea di redazione. I giornalisti hanno sfiduciato all’unanimità Pacifici, e hanno affidato al cdr un pacchetto di cinque giorni di sciopero con la prima giornata di astensione già andata in scena giovedì scorso. Insomma, già confezionare tre edizioni di un quotidiano con sette giornalisti è una mission (quasi) impossibile. Ora – con il clima che si respira in redazione, i rapporti con l’editore sempre più tesi e lo spettro di un nuovo ammortizzatore a dicembre – sarà ancora più dura.

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