A RaiSport non piace la “debolezza” di Bulbarelli

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Dopo quasi due mesi torna su Rai2 alle 18.30 il TgSport. Una bella notizia in tempi di coronavirus e quarantene. E il direttore Auro Bulbarelli era convinto che la sua “follia” – ovvero l’aver trasformato uno studio nello Stadio dei Marmi “Pietro Mennea” di Roma – avrebbe messo a tacere i malumori che da tempo circolano nella Testata. Ma a giudicare dalla nota diramata dal cdr di Rai Sport, il suo rapporto con la redazione non gode affatto di ottima salute.

Il sindacato, infatti, ha presentato un conto salato a Bulbarelli. Prima gli rimprovera di non aver difeso gli spazi della Testata (logistici e di palinsesto) addirittura disertando le riunioni con l’ad Fabrizio Salini. Poi lo accusa – ora che il tg torna di nuovo in onda – di aver affidato la produzione del notiziario sportivo a un appalto esterno per la regia mobile e le riprese dallo Stadio dei Marmi, di fatto esternalizzando un telegiornale per buona pace dei dipendenti e dei conti Rai. Quindi gli fa notare di aver plasmato il palinsesto a sua immagine e somiglianza, inzeppandolo di repliche di ciclismo e biliardo, “suoi ottimi prodotti del passato”. E infine gli fa intendere come non sia gradita la sua predilezione per gli studi (e per i colleghi) di Milano: 25 su 115 totali. Non è passato inosservato, infatti, il suo tentativo di riapertura di uno studio a Milano nonostante l’emergenza covid19. O magari basterebbe guardare cosa sta accadendo alla “Domenica sportiva”, dove i romani Jacopo Volpi e Paola Ferrari – pur di mantenere la produzione su Milano – sono stati trasformati da conduttori a opinionisti. Insomma, la sentenza del cdr è che “Rai Sport è stata ridimensionata”. E che “il direttore è stato consenziente o è stato inascoltato a Viale Mazzini. In entrambi i casi, una prova di debolezza…”.

ECCO LA NOTA DEL CDR – “Care colleghe, cari colleghi, questa sera riparte il Tg sport delle 18.30 su Rai2. Del recupero del nostro tradizionale e storico spazio informativo non possiamo che essere contenti. Non altrettanto per la scelta di affidare la produzione a un appalto esterno per la regia mobile e le riprese dallo Stadio dei Marmi di Roma. Il Cdr e il Fiduciario di Milano di Rai Sport esprimono perciò solidarietà ai colleghi del settore produzione che, attraverso la relativa Rsu, hanno chiesto la possibilità di aprire le procedure di raffreddamento e conciliazione sull’esercizio del diritto di sciopero. Come loro, anche noi riteniamo grave l’esternalizzazione di un telegiornale. Come il consigliere eletto dai dipendenti, inoltre, anche noi chiediamo spiegazioni all’Ad relative a questa scelta e ci piacerebbe sapere anche chi si accollerà le spese di questo appalto esterno. Quanto al carteggio dei giorni scorsi, se un alto numero di dirigenti si sente in dovere di replicare a una mail del CdR, scrivendo a tutta la redazione per riaffermare i meriti del Direttore, è evidente a chiunque che più che una prova di forza, è una prova di debolezza. E lo capiamo. In questi 2 mesi, infatti, non si è sentita la voce del Direttore, se non attraverso il palinsesto di Rai Sport, dove abbiamo visto ripetutamente suoi ottimi prodotti del passato. Per parte nostra, la gara ai meriti ci interessa poco. Quel che ci interessa è che oggi riparte il tg delle 18.30. E che molto presto l’azienda ci assegni nuovamente uno studio per rendere più completa la nostra produzione. Cosa per la quale noi stiamo continuando a lavorare avanzando in tutte le sedi aziendali, per tramite dell’UsigRai, la richiesta di riapertura degli studi di Rai Sport.

Ma abbiamo il dovere di raccontare alcuni fatti:

1- alla riunione di 2 mesi fa a Mazzini nella quale l’Ad comunicò le decisioni di emergenza per fronteggiare il covid19, il nostro era l’unico direttore di testata assente. Era in quarantena ma avrebbe potuto collegarsi al telefono o videoconferenza come hanno fatto altri direttori. Invece, niente. Eppure Rai Sport fu la testata più interessata dai provvedimenti di emergenza;

2- In questo periodo, l’unica soluzione che ci è stata proposta dal Direttore è stata la riapertura di uno studio a Milano, ovvero nella regione più colpita dalla pandemia. Una scelta irresponsabile, che per fortuna è stata rivista. Perché? Chi vuole avere memoria, sa perché fu modificata quella decisione, ottenendo di andare in onda dallo studio del Tg2 a Roma.

3- La battaglia per la titolarità dello sport della nostra testata è stata condotta anche in questi due mesi dal CdR, con il sostegno dell’Usigrai.

Ne abbiamo parlato più volte nelle videoconferenze con la Task Force e nelle assemblee dei CdR (che non si sono mai fermate, sempre in videoconferenza). Ed è anche in conseguenza di questo – e grazie alla sensibilità e condivisione del CdR di Rainews24 – che gli spazi sportivi su Rainews24 sono stati affidati a Rai Sport, con tanto di sigla della testata.
Non abbiamo sentito levarsi la voce del Direttore, invece, contro le continue violazioni della titolarità della testata che dirige rappresentate dai pezzi su cronaca e attualità sportiva fatti dai Tg generalisti. Non doveva dirci che invece interveniva lui su questo? Ok. Diciamo che non abbiamo visto neanche gli effetti.

Non la facciamo lunga. In questi 2 mesi, Rai Sport ha avuto una grande opportunità: in assenza di eventi sottoposti a diritti, avrebbe potuto competere in un mercato alla pari con le altre tv sportive. E invece Rai Sport è stata ridimensionata.
In una prima fase lo abbiamo condiviso, con senso di responsabilità.
Poi è diventata una ingiusta e ingiustificata penalizzazione. Di fronte a questo, delle due l’una: o il direttore è stato consenziente o è stato inascoltato a Viale Mazzini. In entrambi i casi, una prova di debolezza che giustifica l’alzata di scudi di suoi dirigenti. Se i fatti fossero stati diversi, sarebbero stati sufficienti. Ma – si sa – il vuoto di fatti spesso viene colmato da una ondata di parole”.

Il CdR e il Fiduciario di Milano di Rai Sport

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