Accade oggi 11 Gennaio 2021 – la rassegna Telpress delle notizie sui giornali

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GIORNALI USA. I direttori dei grandi giornali Usa al giro di valzer tra carta e digitale (A&F p.11). Con l’insediamento di Joe Biden non c’è solo uno storico cambio di marcia politica per l’America divisa. Fra gli addetti ai lavori si discute anche di un altro imminente cambio di marcia, quello che dovrebbe arrivare in alcuni grandi giornali. Dopo 7 anni e un rilancio di successo il leggendario Marty Baron potrebbe lasciare il Washington Post. Il Los Angeles Times cerca una nuova guida, voci di possibili cambi anche al New York Times. L’astro nascente nell’informazione a stelle e strisce è Kevin Merida, ex Post e oggi alla rete televisiva Espn, che ha competenze sia nella produzione dei contenuti giornalistici sia nello sviluppo delle piattaforme digitali.

BIG TECH. Il Fatto (p.12) si concentra sul  regno dei Big Tech: da Amazon ad Alibaba, la pandemia rafforza le 7 sorelle, ormai veri conglomerati finanziari. Finanza e rendita dominano i colossi, che remunerano soci e manager e investono meno. L’Antitrust non basta: multe per quasi 30 mld non li hanno scalfiti: ai concorrenti non resta che rendere i loro prodotti dipendenti dalle piattaforme.

SOCIAL. Social, star in fuga: Meghan e Harry si cancellano: “C’è troppo odio”. Lo rivela il Sunday Times, notizia ripresa questa mattina da molti quotidiani italiani: mai più Twitter e Facebook, il duca e la duchessa del Sussex rinunciano alle piattaforme, anche per la loro Fondazione. L’odio corre online, a detta di molti, tra personaggi noti e star ed ecco le minacce di fughe per Selena Gomez, Kanye West, Rihanna, Lapo Elkann, Kendall Jenner, Taylor Swift. Altro tema in primo piano sui social è la polemica per la “censura” nei confronti di Trump. Censura senza coerenza: perché silenziare Trump e dare voce ai dittatori? Scrive Pierluigi Battista sul Corriere (in prima e p.15). Se si mette la sordina a Trump ancora in carica per l’incitamento all’eversione (ma a stabilire se è un reato deve essere la giustizia americana, non Twitter o ciascuno di noi) perché si permette all’ayatollah iraniano Khamenei, nel cui Paese continuano impiccagioni di dissidenti e persecuzioni contro le donne, di scrivere che “Israele è un cancro maligno in Medio Oriente che va rimosso e sradicato”? Oppure perché dittatori, caudillos o leader a forte vocazione autoritaria come quelli cinesi e russi, il presidente Erdogan e Maduro debbano usufruire dello spazio pubblico dei social? Non c’è niente di peggio – prosegue Battista – di un censore che si dice difensore intransigente di principi irrinunciabili e che pure sembra transigere con grande disinvoltura.

RETE E INQUINAMENTO. Internet e gas serra: Milena Gabanelli sul Corriere (pp.20-21) si concentra sulle emissioni del digitale. Trasmissioni ed elaborazione dati nel 2020 hanno prodotto il 3,7% del CO2. E un video in Streaming di 10 minuti consuma 1.500 volte più del caricare la batteria dello smartphone. Il danno economico da pandemia sarebbe stato maggiore se alcune attività non si fossero trasferite su Internet. Fino ad ora le transizioni digitali hanno perpetuato modelli di crescita ad alta intensità di risorse e gas serra, responsabili del riscaldamento globale. E allora qual è l’impronta ambientale del digitale? La trasformazione digitale consente un uso più efficiente delle risorse i tanti settori. Ma per arrivare a una regolamentazione bisogna poter misurare. Il perno è una programmazione che coinvolga a monte sviluppatori, ingegneri del software e tutte le figure che progettano e gestiscono il mondo interconnesso e digitale. Occorre favorire la ricerca interdisciplinare fra scienze ambientali, dell’informazione e le varie discipline ingegneristiche su metriche e standard al fine di individuare parametri sostenibili e condivisi.