Accade oggi 12 Gennaio 2021 – la rassegna Telpress delle notizie sui giornali

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EDITORIA. Secondo Italia Oggi (p.19), l’ingaggio di Roberto Saviano al Corriere della Sera è un’operazione più propedeutica a sviluppi di Rcs nel mercato dei libri che in quello del quotidiano, del digital o dei podcast. Infatti, lo sbarco dell’autore di Gomorra al Corsera è il primo passo del corteggiamento di Cairo a Bompiani, brand ormai in mano a Giunti. Il Fatto (p.12) segnala il “caso Saviano” nel mondo dell’editoria: l’abbandono di Repubblica per il Corriere ha creato malumori in entrambi i quotidiani. La quantità di commenti negativi sui social del Corsera è notevole (il giornale, lamentano, si sposta troppo a sinistra). Non bastasse, ci sono gelosie in redazione: Dagospia annuncia il “fuggi fuggi” da via Solferino, il primo sarebbe Pierluigi Battista. Specularmente, l’addio di Saviano apre voragini anche a Repubblica.

CAMBI AL VERTICE. Fiorenza Sarzanini diventa vicedirettore del Corriere della Sera, aggiungendosi al vicedirettore vicario Barbara Stefanelli e ai vicedirettori Daniele Manca, Venanzio Postiglione e Giampaolo Tucci – riporta nella rubrica “chessi dice in viale dell’editoria” Italia Oggi. Il direttore Luciano Fontana l’ha nominata anche a capo dell’ufficio di corrispondenza romano, carica che finora ha condiviso con Roberto Gressi che si dedicherà ora maggiormente alla scrittura, come inviato specializzato in politica. Sempre Italia Oggi segnala l’addio di Giorgio Rutelli a Dagospia per approdare al gruppo di Formiche.net, dove non solo assumerà formalmente la carica di direttore responsabile a partire da venerdì prossimo ma, a breve, entrerà anche nel consiglio di amministrazione della concessionaria Fire Ants.

SOCIAL MORALIZZATORI. Resta al centro della scena mondiale la scelta di Twitter di bloccare Trump. La Merkel parla di scelta “problematica”, sottolineando come spetti alla legge decidere (Corriere p.15). Anche la Stampa (p.14) segnala la linea europea, con Macron e Merkel che contestano l’eccesso di potere sui profili oscurati, non può essere – secondo la loro linea – un’azienda a decidere i diritti. La scelta di Twitter non è censura  – commenta invece Beppe Severgnini sul Corriere (in prima e p.15): esistono almeno tre ragioni per cui la decisione di chiudere gli account social di Donald Trump appare triste e sgradevole, ma opportuna. La prima: Trump ha violato le regole d’ingaggio di Twitter, Facebook & C, sottoscritte liberamente da tutti gli utenti, lui compreso. La seconda, più importante: il presidente ha incitato all’insurrezione, rifiutando il risultato di elezioni democratiche, e ha creato un grave pericolo. La terza – prosegue Severgnini -: i social non possono essere tubi vuoti dove passa di tutto. È ora che si sveglino e assumano le proprie responsabilità, visto che i governi democratici sonnecchiano e le autorità indipendenti arrancano. Giovanni Serafini sul QN (p.2) propone un altro spunto di riflessione: anche tenendo conto dei preziosi servizi offerti dalle Google, Apple, Facebook e Alphabet, ormai indispensabili per miliardi di consumatori, il prezzo che dobbiamo pagare pare eccessivo. Il punto centrale riguarda l’informazione: mentre gli organi di stampa tradizionali devono rispondere ad authority e rispettare le norme di una distribuzione equilibrata delle notizie e dei commenti, le piattaforme GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) si arrogano il diritto di decidere quali messaggi far galleggiare nell’oceano delle fake news favorite dalla mancanza di controllo.