L’addio di Conte è virale: analisi e commento

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Palazzo Chigi - Da Canva.com

Quasi un milione e duecentoventottomilatrecento reazioni, più di 329 mila commenti e 142 mila condivisioni: questi i numeri da capogiro del post di commiato condiviso sabato 13 febbraio alle ore 16:18 sulla pagina dell’ormai ex Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte. Pagina che conta 4,6 milioni di follower, e al numero da record di interazioni per un politico mai raggiunto su Facebook, si aggiungono i 409 mila like e oltre 37 mila commenti sullo stesso post condiviso su Instagram.

 

I numeri del post Facebook di Giuseppe Conte sono molto vicini a quelli più sentiti e personali di un “gigante” della vita politica internazionale, Barak Obama, che però di follower ne ha 56 milioni, e sicuramente può fare da punto di riferimento ai social media team di molti politici, a partire da Joe Biden, che ne eredita la sapiente commistione di tratti istituzionali e tratti personali, in cui i cittadini e i lettori possono identificarsi.

Ed è proprio questo che fa scuola, nel post redatto e condiviso dal suo team di comunicazione, al di là della forse eccessiva lunghezza e del fatto che non è stato condiviso su Twitter (il profilo di Conte è fermo al 4 febbraio scorso): il lato umano – nel bene e nel male (Trump docet) – è quello che fa scattare maggiormente le interazioni, e di conseguenza la viralità, dei contenuti sui social.

“Da oggi non sono più Presidente del Consiglio. Torno a vestire i panni di semplice cittadino. Panni che in realtà ho cercato di non dismettere mai per non perdere il contatto con una realtà fatta di grandi e piccole sofferenze, di mille sacrifici ma anche di mille speranze che scandiscono la quotidianità di ogni cittadino”, scrive la pagina di Giuseppe Conte. Quel lato umano che ci ha fatto amare il Presidente Mattarella quel lontano 27 marzo 2020, quando nel backstage ribatté al suo portavoce che gli faceva notare un ciuffo fuori posto “Eh Giovanni, non vado dal barbiere neanche io”.

I social network, Twitter in primis, ma come conferma il post di Conte anche Facebook, Instagram e gli altri, azzerano le distanze, permettendo potenzialmente ad ogni singolo cittadino di condividere i propri pensieri con esponenti politici e amministrativi (che li leggano o meno, è tutta un’altra questione). Ma l’interazione – il social signal che attiva gli algoritmi delle piattaforme e determina il successo o l’oblio di un contenuto – nasce dal riconoscersi in qualche modo in ciò che si legge, dall’identificarsi nel messaggio, dal sentirlo. Anche in negativo, certo, perché non tutte le reazioni e i commenti al post di commiato sono positivi.

La forza e il coraggio dimostrati dalla intera comunità nazionale soprattutto durante quest’ultimo anno di pandemia sono stati davvero incredibili” ricorda tanto quel “Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore, per correre più veloci domani. Tutti insieme ce la faremo” con cui Conte aveva annunciato il primo lockdown nella diretta dell’11 marzo 2020. Un tono di voce che rimane invariato, nella narrazione di un Presidente del Consiglio che per primo, fra i paesi democratici, si è trovato a fronteggiare una prova, anche comunicativa, senza precedenti.