Adidas fa le scarpe e Reebok- La rassegna dell’ 8 maggio

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Matrimonio fallito Adidas pronta a sfilarsi le Reebok. Pagato 3,8 miliardi, dopo 15 anni il marchio ne vale uno. Possibile un acquirente cinese. Insieme a risultati trimestrali record e prospettive 2021 altrettanto rosee, Adidas ha fatto sapere che a ore partirà l’asta per la vendita di Reebok. L’iconico marchio rilevato 15 anni fa per 3,8 miliardi di dollari, secondo gli analisti potrebbe portare oggi al colosso tedesco un miliardo di euro. Sotto Adidas, Reebok non è riuscita né a crescere né a portare sinergie. Anzi mentre i ricavi dello sportswear sono saliti a un tasso medio del 5% all’anno, il fatturato di Reebok è dimezzato passando da 3 miliardi di dollari del 2005 agli 1,4 miliardi euro del 2020. Adidas, come Nike con Converse, non ha mai sviluppato appieno l’altro marchio. E nemmeno l’esperimento del colosso del lusso Kering di diversificare nello sport con Puma ha mai funzionato. Le griffe dello sport sono un po’ come i loro utenti, competono tra di loro anche se fan parte della stessa squadra. Inoltre a differenza di settori come l’alimentare o il lusso, non c’è una correlazione diretta tra l’ampiezza del fatturato e la redditività di un marchio. Anche sul canale distributivo, a differenza di quanto successo in altri comparti come l’ottica o i beni per la cura della persona, non c’è mai stata un’integrazione verticale tra chi produce scarpe e le catene che le vendono. Anzi, i distributori di articoli sportivi come la cinese Anta o Li-Ning, spesso si sono fatti le loro private label e ora pare che siano tra i candidati a rilevare Reebok. “Le aziende dello sport hanno scelto come filosofia imprenditoriale il prodotto – spiega Erika Andreetta, partner di Pwc, che di qui al 2025 stima che il settore crescerà del 5% l’anno a 400 miliardi di ricavi – hanno investito sul marchio, sui brevetti, sulle sponsorizzazioni e in alcuni casi su selezionati monomarca, restando fedeli a questa strategia”