Agenzie di stampa in proroga, aspettando la legge Editoria 5.0

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Una nuova legge di sistema da ribattezzare Editoria 5.0. Il riordino della legislazione di questo settore in profonda crisi è tra i principali dossier sulla scrivania del sottosegretario Andrea Martella. Dossier al quale guarda con una certa ansia anche il comparto delle agenzie di stampa, fonte primaria dell’informazione. Un bene di servizio pubblico confezionato da circa 800 giornalisti assunti a tempo indeterminato, un centinaio di art. 2, chissà quante partite Iva e circa 600 amministrativi (oltre all’indotto). E un bene che qualcuno in passato a Palazzo Chigi ha deciso improvvisamente – nonostante la contrarietà di tutte le agenzie che hanno indetto il primo sciopero generale della storia – di considerare alla stregua di qualunque altro bene o servizio da acquisire sul mercato. Una strategia che ha garantito certamente maggiore trasparenza (con la procedura competitiva) e contenimento dei costi: la gara italiana prevedeva dieci lotti e una base d’asta di 113.250.000 euro in tre anni; ne sono stati spesi 98.022.389. Circa 15 milioni risparmiati, ma sulla pelle dei lavoratori. Basta guardare alla difficile situazione di AskaNews (dove si ragiona su 23 licenziamenti che bene che vada diventeranno 23 part-time); oppure alla chiusura dopo vent’anni del Velino ad agosto 2019 (gli ultimi 15 giornalisti stanno per essere licenziati); e a quella di OmniRoma (dopo 15 anni messa in liquidazione volontaria). Una strategia che ha costretto anche l’Ansa a diverse capriole contabili. E questo nonostante abbia anche il primo lotto del bando Maeci che le garantisce 10.427.400 euro l’anno su uno stanziamento totale di poco più di 13,5 milioni.

LE PROROGHE – Ora però sembra stia per aprirsi una nuova era. Nel dl Milleproroghe appena approvato dalla Camera c’è la proroga della cassa integrazione per quelle agenzie di stampa a diffusione nazionale già in cigs alla data del 31 dicembre 2019. Una proroga di dodici mesi e comunque non oltre il 31 dicembre del 2020. Il tutto nel limite di due milioni di euro. Inoltre è prevista un’ulteriore proroga del bando (che scade il 31 marzo 2020) con cui nel 2017 la Presidenza del consiglio si è garantita i servizi delle agenzie. Uno slittamento anche qui fino al 31 dicembre 2020. Un po’ di ossigeno insomma per le agenzie moribonde. E un po’ di tempo per chi come Martella si sta organizzando in vista della nuova legge di sistema.

IL BUDGET – In tre anni, tra gara per l’Italia (10 lotti) e gara per gli esteri (5 lotti) la Presidenza del Consiglio ha speso 46.329.000 euro per acquistare in maniera centralizzata i servizi informativi per tutte le amministrazioni dello Stato. Questi soldi – che dovrebbero rimanere gli stessi – non fanno parte di un apposito capitolo di spesa, ma sono a budget di Palazzo Chigi come acquisizione di beni e servizi. E lo rimarranno anche in futuro. Insomma vengono chiesti di volta in volta come per l’acquisto di lampadine…

LA NUOVA LEGGE – Proprio un articolo della legge sull’editoria 5.0 dovrebbe cambiare di nuovo le regole d’ingaggio con cui la Presidenza del consiglio provvede ad acquistare in maniera centralizzata i servizi informativi per le amministrazioni dello stato. Come? Di certo – e su questo c’è finalmente una volontà politica convergente – mandando in pensione le gare e quindi la procedura competitiva. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è dimostrato sensibile alla necessità di un contributo pubblico per l’informazione primaria. Cosa farà dunque Martella? Sempre nella logica di acquisto di servizi, ripartirà il budget sulla base di parametri definiti per legge. La prima cosa sarà stabilire il numero delle agenzie di stampa nazionali italiane. Attualmente il recinto è stabilito dalla legge 416 del 1981 art. 27: abbonamento con almeno quindici quotidiani in cinque regioni, più di dieci giornalisti professionisti a tempo pieno ed esclusivo e un minimo di dodici ore di trasmissione al giorno. Probabilmente la “staccionata” di questo recinto (un po’ datato) sarà alzata, ma senza esagerare. Stabilito il numero degli eventi diritto, in nome del pluralismo a tutti spetterà una fetta della torta. Ma come avverrà la spartizione? Non certo a trattativa privata… Una quota importante del budget (per salvaguardare i livelli occupazionali) sarà assegnata tenendo conto dei giornalisti assunti a tempo indeterminato; un’altra quota significativa sarà assegnata sulla base dei fatturati complessivi delle agenzie; un’altra quota sarà designata in base al numero di giorni e di ore in cui si trasmette; e una quota, più piccola, sarà dedicata ai fabbisogni di informazione specializzata avanzati dalle amministrazioni. Irrilevanti, o quasi, il numero delle sedi e dei lanci quotidiani (sarà indicato solo un numero minimo per evitare lo spezzettamento selvaggio in take delle notizie). Parametri oggettivi, insomma, che darebbero diritto a commesse annuali. Questo per tenere conto delle dinamiche di mercato e incentivare le singole agenzie a migliorare i propri parametri, magari unendosi, e ottenere stanziamenti migliori l’anno successivo. Sotto a chi tocca…

L’ESITO DELL’ULTIMA GARA PER L’ITALIA 

Lotto 1 – aggiudicato all’AdnKronos – 7.962.246,86 euro l’anno;
Lotto 2 – aggiudicato all’Ansa – 9.159.696,00 euro l’anno;
Lotto 3 – aggiudicato ad AskaNews – 4.239.872,00 euro l’anno;
Lotto 4 – aggiudicato a Agi-Italpress – 4.591.641,60 euro l’anno;
Lotto 5 – aggiudicato a La Presse – 2.510.639,04 euro l’anno;
Lotto 6 – aggiudicato a Dire – 2.184.000,00 euro l’anno;
Lotto 7 – aggiudicato a Radiocor – 1.344.720,00 euro l’anno;
Lotto 8 – aggiudicato a 9Colonne – 304.418,40 euro l’anno;
Lotto 9 – aggiudicato a Nova – 202.176,00 euro l’anno;
Lotto 10 – aggiudicato a Vista – 174.720,00 euro l’anno;
Totale speso32.674.129,90 euro all’anno.

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