Aggressione troupe Rai a Ponte Milvio. Cresce odio e insofferenza verso i giornalisti

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Sarà il Covid-19, saranno le restrizioni imposte per limitare la pandemia, sarà la frustrazione per non poter vivere un Natale normale, ma il clima che si respira intorno ai giornalisti e a chi fa informazione è sempre più pesante. L’aggressione della troupe Rai del programma “Storie Italiane”, avvenuta ieri pomeriggio a Ponte Milvio a Roma, è solo l’ultimo caso di una preoccupante escalation di violenze e minacce subite da chi per lavoro racconta la realtà che ci circonda.

Domenica pomeriggio, in uno dei luoghi più chic della movida capitolina, frequentato da ragazzi e ragazze della Roma bene, ci ha rimesso un cameraman trentottenne che insieme alla giornalista erano lì per riprendere gli assembramenti in città. Tanto è bastato perché un gruppo di persone, infastidito dall’occhio della telecamera, si scagliasse contro i due malcapitati mandando all’ospedale l’operatore ed in mille pezzi la telecamera. Il tutto nell’indifferenza della folla presente.

La vicenda è stata raccontata questa mattina dalla conduttrice del programma, Eleonora Daniele, che ha aperto la puntata di Storie Italiane esprimendo “rabbia e indignazione per quel che è capitato ieri alla nostra troupe”, “aggredita – ha continuato il racconto la presentatrice – mentre svolgeva un servizio pubblico sugli assembramenti a Ponte Milvio. Il nostro operatore è stato picchiato ferocemente da 7-8 individui che gli hanno distrutto la telecamera”. Secondo la ricostruzione della Daniele, la giornalista ed il cameraman “hanno notato questo gruppo di giovani senza mascherine e hanno iniziato a filmare ma appena è stato visto il nostro operatore con la telecamera in mano si sono scagliati contro di lui che è scappato, la giornalista ha urlato e chiesto aiuto ma nessuno li ha aiutati e ha fatto nulla per loro, il ragazzo è stato rincorso, buttato a terra e pestato”. “Pensate che a Ponte Milivio la piazza era piena di gente e telecamere. Hanno agito nella totale impunuità” ha chiosato la Daniele.

Il clima di odio e di insofferenza di buona parte della cittadinanza verso chi svolge questa professione è evidente nei numeri diffusi a Novembre dall’Osservatorio sulle minacce ai cronisti del Viminale in collaborazione con la Federazione nazionale della stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti. Dati che, a fine settembre, parlavano di 129 atti intimidatori subiti dai cronisti. Numeri in netta crescita se si pensa che in tutto il 2018 gli stessi atti erano stati 73, mentre nel 2019 erano arrivati ad 87. E il 2020 deve ancora terminare.

Numeri purtroppo in grande crescita e legati a diversi “moventi”. Secondo il report il 16% delle intimidazioni sono riconducibili alla matrice della criminalità organizzata; 48 casi a contesti socio/politici (il 37%); 60 ad altri contesti (pari al 46%).

Tra tutti i tipi di intimidazione, le aggressioni fisiche quest’anno sono state 23 (sempre fino a fine settembre 2020) seconde solo alle minacce via web, sicuramente più facili da attuare (54 casi totali, fra cui 25 via Facebook e 16 via Twitter). Seguono le minacce verbali (16) e l’invio di oggetti (11), mentre i danneggiamenti agli oggetti sono, almeno quelli, dimezzati rispetto al 2019 (9).

Lazio, Sicilia, Campania, Calabria e Lombardia, si legge ancora nel report, si confermano anche quest’anno le regioni con il maggior numero di eventi (101 episodi, pari al 78,3% del totale degli atti intimidatori).

Minacce e violenze non si sono fermate neanche nel periodo del lockdown: dal 9 marzo al 18 maggio si verificati 33 episodi, il 61% dei quali avvenuto utilizzando i mezzi di comunicazione online, social network in primis.

Il tutto ha portato, almeno fino al 23 settembre 2020, a 21 misure di protezione personale in atto nei confronti di giornalisti, anche queste in aumento rispetto agli anni precedenti.

Senza contare che questi dati sono parziali e che non conteggiano, per esempio, l’aggressione subita a fine ottobre dal giornalista Paolo Fratter e la troupe di Sky Tg24 durante le proteste notturne a Napoli per il lockdown cittadino, o l’aggressione subita a Manfredonia ad inizio dicembre da un giornalista della Tgr Rai pugliese che stava realizzando le immagini in un casolare dove era avvenuto un omicidio. Un elenco di violenze che, purtroppo, potrebbe continuare a lungo.

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