Aggressioni ai giornalisti. Roma la città più pericolosa

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Giornalisti aggrediti - Foto da streaming

Aumentano ancora le aggressioni ai giornalisti in Italia: lo certifica il rapporto dell’Osservatorio istituito dal Ministero dell’Interno pubblicato recentemente e diffuso da diffuso dall’associazione Articolo 21. Un resoconto che si ferma al 30 settembre 2021 e che attesta un incremento del 21% (156 episodi) rispetto all’analogo periodo del 2020, quando i casi registrati erano stati 129. La maggior parte degli attacchi ai giornalisti arriva da contesti politico-sociali (43%) mentre il 13% arriva da ambienti della criminalità organizzata, il restante 44% viene catalogato come “altre fattispecie”.

Il web luogo preferito delle intimidazioni – Quasi la metà delle intimidazioni avvengono tramite web: il 47% del totale per un numero assoluto di 74. In particolare i mezzi più usati sono i social network Facebook e Twitter. Ma resta alto il numero delle aggressioni fisiche (secondo posto per frequenza), seguite dalle minacce verbali, invio di oggetti, scritte ingiuriose e danneggiamenti. Si sono inoltre registrati episodi di sabotaggio informatico.

Roma città più pericolosa per i giornalisti – Circa la distribuzione geografica il maggior numero di minacce e aggressioni avviene nel Lazio (e questa è la conferma di un trend che dura da anni), seguono Toscana, Lombardia e Sicilia. In questa distribuzione geografica la capitale si conferma la città con più casi di minacce e violenze, non solo verbali. Un problema acuito negli ultimi mesi dalle manifestazioni no vax che, spesso, hanno avuto come bersaglio i giornalisti. Su questo dato è intervenuto anche il neo presidente dell’Ordine del Lazio,, Guido Dubaldo, che ha commentato: “come Ordine dei giornalisti del Lazio abbiamo il dovere di tenere accesi i riflettori nei contesti denunciati dai colleghi con le loro inchieste, dobbiamo istituire la scorta mediatica per non lasciarli soli”. “Ringraziamo il Ministero dell’Interno – ha aggiunto – per l’attenzione mostrata nei confronti di una situazione grave, da affrontare subito e la cui soluzione non è più differibile. Nello stesso tempo invitiamo il Parlamento a portare avanti le leggi a tutela dei giornalisti, ferme ormai da anni”. Dietro Roma che guida la classifica 2021 delle violenze sui giornalisti con 36 eventi, si piazza Milano (11) e Firenze (8). Seguono Napoli, Palermo e Reggio Calabria che hanno fatto registrare 5 episodi ciascuna.

L’incremento di aggressioni e minacce ai reporter non è purtroppo una novità. Quella disegnata dal rapporto è una “escalation” che va avanti da alcuni anni: nel 2020 erano stati censiti 163 casi, +87% rispetto al 2019 quando se ne contarono 87.

Violenza e pandemia – Rispetto alle aggressioni ai giornalisti, un paragrafo a parte del rapporto del ministero dell’interno analizza cosa è accaduto nell’ambito delle campagne informative sull’emergenza pandemica, con ben 25 episodi censiti. Ciò che emerge è una violenza verbale in aumento sui social network contro i giornalisti, elemento già analizzato nel 2020 come fattore di rischio. Autentiche campagne di odio sono state scatenate contro molti giornalisti, con minacce di aggressioni fisiche e persino di morte, tutte legate al lavoro della vittima, a reportage su argomenti di attualità soprattutto in tema di migrazioni. Dei 156 episodi intimidatori registrati fino a settembre scorso due sono avvenuti all’estero in danno di giornalisti italiani in servizio a Parigi e New York. Poi: 39 nel solo territorio laziale, 19 in Toscana, 18 in Lombardia, 16 in Sicilia, 9 in Calabria e altrettanti in Emilia Romagna.

Chi sono le vittime? Per due terzi giornalisti uomini, il resto è composto da donne e troupe radiotelevisive sia della Rai che di reti private.

“Nel 2021 sono stati registrati 25 episodi intimidatori nei confronti di giornalisti impegnati nelle campagne informative relative all’emergenza pandemica. – si legge nel dossier del Ministero dell’Interno a proposito degli scontri nei cortei no vax e no green pass – In particolare, in diverse città italiane si sono svolte negli ultimi mesi manifestazioni di protesta contro le misure governative di contenimento della diffusione del Covid 19. Dal luglio scorso tali manifestazioni hanno riguardato anche l’introduzione della normativa che prevede l’adozione del Green Pass e le limitazioni connesse all’utilizzo dello stesso. In tali contesti sono emersi segnali di acredine nei confronti dei giornalisti presenti in piazza – ritenuti responsabili di una non corretta informazione sulla problematica pandemica – che sono stati insultati, invitati ad allontanarsi ed, in alcuni casi, accusati di aver “inculcato il timore nella popolazione attraverso la diffusione di notizie non corrette. Sette dei 25 eventi registrati sono stati consumati nel corso di tali manifestazioni”.

“È un dato che ci aspettavamo purtroppo. – ha commentato il Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti – Ringraziamo l’Osservatorio del Ministero dell’Interno per il lavoro che sta facendo e che contribuisce a rendere tutti edotti del fenomeno gravissimo dell’aggressione all’informazione nel suo complesso, ma bisogna constatare ancora una volta che in ambito parlamentare non è cambiato nulla e che tutte le leggi a tutela dei giornalisti (ancorché insufficienti) sono congelate da anni”.

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