Amorese: “Il meter per misurare ascolti radio è improponibile”

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In media ogni giorno circa 35 milioni d’italiani ascoltano una delle 550 radio presenti sul territorio. Una radio che non conosce la parola crisi, insomma, e della quale gli ascoltatori si fidano più della televisione, della carta stampata e di Internet. LoSpecialista.tv ne ha parlato con Fausto Amorese, presidente dell’Osservatorio Fcp-Assoradio. Dal 2015 la raccolta pubblicitaria della radio è in crescita, qual è il segreto? “La sua grande capacità di essere complementare ad altri mezzi – ha premesso Amorese – ma soprattutto la radio è molto vicina al target in mobilità. Quella parte attiva della popolazione, quella che non riesce a guardare tanta televisione, ma ascolta la radio”.

In auto, in streaming (in diretta o in differita), sullo smartphone, con cuffie radio-munite, guardando i canali tv. Dove milioni di italiani ascoltano la radio? “Soprattutto in auto – ha sottolineato Amorese –  diciamo che quasi il 75% dell’ascolto lo facciamo con utenti al volante. In particolare i picchi d’ascolto sono la mattina – tra le 7 e le 9 – quando le persone vanno al lavoro, e la sera – tra le 18 alle 20 – quando rientrano. Da non sottovalutare, infine, anche gli ascolti durante la pausa pranzo”.  La raccolta pubblicitaria del 2017 come si è chiusa? “Siamo intorno ai 400 milioni, col +5,4%”. Le attese per il 2008? “Le stime prudenziali dei nostri centri media indicano una chiusura dell’anno al +3%. Anche se in questo momento siamo al +5%. L’anno è cominciato bene”.

Come procede la rilevazione degli ascolti? “Facciamo 120 mila interviste continuative all’anno. Trentamila – ha precisato Amorese – per ogni trimestre, 15 mila le fa Gfk e 15 mila Ipsos. Queste interviste producono due dati semestrali e un dato annuale”. È un sistema che non soddisfa i big spender della pubblicità, Upa  (utenti pubblicitari) è fuori da Ter (Tavolo editori associati, costituitosi a novembre 2017) ed è in polemica con le rilevazioni col metodo Cati (Computer-Assisted Telephone Interviewing) perché “poco attuale e superato da altri sistemi di rilevazione passiva più moderni”. Rai e Mediaset, poi, spingono per l’introduzione di un meter. “In realtà non è vero, abbiamo fatto anche delle sperimentazioni ma in Italia abbiamo un problema: la ricerca giustamente deve garantire un dato d’ascolto sia alle radio nazionale sia a quelle locali. Le grandi radio nazionali statisticamente hanno un dato stabile anche con poche rilevazioni, ma le piccole no. Dovremmo istallare almeno 70mila o 100mila meter, una cosa improponibile a livello industriale. E comunque l’indagine telefonica è fatta da due istituti diversi. Inoltre ce n’è un terzo, la Doxa, che costruisce la curva d’ascolto dei 7-14-21-e 28 giorni. E infine c’è Reply che controlla a sua volta l’operato di questi istituti. Sono eccellenze del settore che fanno questo lavoro da molti anni e sono garanzia di risultati”. Quanti sono gli italiani che ascoltano la radio? “In media ogni giorno 35 milioni”. La fascia d’ascolto più presente? “Il target è 25-54 anni è quello centrale, certo poi dipende dalle radio. Ma non va sottovalutata – ha concluso il presidente Fcp-Assoradio – anche la fascia fino a 74 anni. Le generazioni cambiano e crescono…”