Ancora minacce ai giornalisti. Tocca all’Umbria: insulti sulla porta di casa di una cronista

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Foto da https://www.flickr.com/

Prosegue il triste tour dello stivale delle intimidazioni ai giornalisti. Dopo le aggressioni a Roma e Trieste durante le manifestazioni contro il green pass e quelle in Puglia nei giorni scorsi, l’ultima notizia arriva dall’Umbria. A Perugia una cronista de Il Messaggero, Antonella Manni, si è ritrovata delle scritte minacciose e ingiuriose fuori dalla sua abitazione. “Giornalisti, infami, chiacchieroni, vere vipere, velenosi, spoletini, falliti, venduti” recitava la scritta su un cartello trovato dalla giornalista davanti casa sua.

Ennesimo episodio con i soliti insulti a chi per lavoro informa i cittadini su quello che succede nella nostra società. Cambiano le forme e le modalità, dai cartelli agli insulti social, ma non i concetti espressi da chi considera fare informazione come impicciarsi dei fatti altrui.

La solidarietà dell’Ordine – Alla giornalista umbra è arrivata la solidarietà dell’Ordine regionale. Che in una nota ha parlato di “un attacco diretto al cuore dell’informazione, della sua autonomia, dell’insopprimibile libertà di informazione e critica da sempre alla base di ogni società civile e democratica”.

Le parole del sindacato – “Vicinanza e solidarietà alla collega” è arrivata anche dall’Assostampa umbra. “Siamo e saremo a fianco di Antonella Manni e de Il Messaggero in tutte le azioni che intenderanno intraprendere ora e in futuro” scrive il sindacato in una nota che condanna quanto accaduto come “un gesto inqualificabile, che colpisce una giornalista e l’intera categoria”.

Per questo l’Associazione stampa umbra chiede “alle autorità competenti di far luce al più presto sull’accaduto affinché ogni professione, e dunque anche quella giornalistica, possa esser svolta in piena sicurezza”.

“Ogni azione messa in atto per impedire l’attività di informazione, da quella intimidatoria alle querele temerarie va arginata e condannata senza indugio e con la massima determinazione – conclude l’asu -. A ciò devono fare fronte comune tutti gli organismi di categoria”.

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