Ancora non è nata ma la Netflix della cultura italiana fa discutere sul “Domani”

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Deve essere ancora messo nero su bianco ma il portale della cultura italiana, che non ha nemmeno un nome ma che tutti ormai conoscono come la Netflix nostrana, fa già parlare di sé. In particolare, è il Domani a farsi qualche domanda sui conti del principale partner privato della Newco che nascerà ufficialmente subito dopo il ponte dell’Immacolata con le firme sugli accordi davanti al notaio.

Come anticipato nei giorni scorsi da AdgInforma, dietro la nuova piattaforma ci sarà Cassa depositi e prestiti, partecipata dal ministero dell’Economia e delle finanze, che investirà 10 milioni e avrà una quota del 51%, e dalla Chili Spa, startup fondata nel 2012 da una costola di Fastweb guidata allora da Stefano Parisi e da qualche tempo da Giorgio Tacchia, che avrà il restante 49%. Al patrimonio sociale si aggiungeranno 10 milioni versati direttamente dal Mibact come contributo una tantum.

La partecipazione di Chili Tv nella nuova società è valutata 9 milioni di euro, ma l’azienda investirà solo una parte di questi soldi cash (si parla di 3 milioni ma le cifre non sono ufficiali) mentre il restante valore è stato valutato in termini di tecnologia e know how: in pratica è il valore della piattaforma di cui già dispone Chili che da anni distribuisce contenuti in streaming, dai film alle serie tv, ed ha strumenti per vendere o noleggiare un singolo evento con tanto di app per comprare i biglietti virtuali. Proprio quello che ha in mente il ministro dei Beni culturali Franceschini fin dal primo lockdown di Marzo, ovvero “creare un posto dove il pubblico possa trovare tutte le produzioni teatrali e musicali, ma anche museali. E monetizzarle creando una fonte di ricavi aggiuntiva”.

Piattaforma che è anche il motivo per cui la Rai si è tirata fuori dal progetto, almeno per ora. Rai Play, che sarebbe il luogo ideale di atterraggio per questo progetto, non ha un sistema per monetizzare gli eventi essendo totalmente gratuita, senza dimenticare che la Rai trasmette solo gli eventi che produce. Di certo le porte “per un coinvolgimento futuro” di viale Mazzini restano aperte, fanno sapere da Cdp.

I dubbi su Chili, evidenziati da Giovanna Faggionato sul Domani, riguardano più che altro i bilanci che da sette anni chiudono in rosso. Una situazione non proprio rosea se è vero che l’ultimo anno si è chiuso, come riporta il quotidiano, con un margine operativo lordo, ovvero l’indicatore della capacità dell’azienda di creare ricchezza, a meno 12 milioni di euro oltre che con 20 milioni di debiti. D’altra parte la nuova avventura “culturale” porterebbe sicuramente linfa vitale frescz alla società, tanto che già nella nota integrativa al bilancio del giugno 2020 il presidente e amministratore delegato Giorgio Tacchia annunciava “negoziazioni in fase avanzata con alcuni investitori e primarie istituzioni finanziarie”. Che si riferisse proprio alla Netflix della cultura?

Senza contare che il bilancio non è l’unico metro di valutazione possibile di una società abbastanza giovane. Ci sono altri numeri che fanno ben sperare: come la crescita dei clienti, arrivati a 4,5 milioni con un aumento di 500mila utenti solo nel periodo del lockdown, una library di contenuti tra le più grandi del mercato con 50mila film e una piattaforma tecnologicamente molto avanzata. “E comunque il bilancio 2020 sarà in pareggio” dicono a Chili.

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