Antitrust. Rustichelli presenta i risultati 2020: “627 milioni di sanzioni e 34 di risarcimenti in un anno e mezzo”

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Il presidente Antitrust, roberto Rustichelli durante la presentazione della Relazione 2020 in Senato - Foto da streaming

Sanzioni per 627 milioni di euro in un anno e mezzo di attività e una forte spinta verso la conciliazione dei contenziosi che ha portato all’aumento degli impegni delle imprese autrici di condotte illegittime a risarcire volontariamente i consumatori. Un’azione di moral suasion che ha portato 580 mila consumatori ad ottenere un risarcimento direttamente dalle aziende, per un importo complessivo restituito superiore ai 34 milioni di euro. Sono i numeri, in estrema sintesi, presentati dal presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, durante la presentazione in Senato della Relazione 2020.

I numeri – Nello specifico, dei 627 milioni di euro di sanzioni comminate dal 1 gennaio 2020 al 31 luglio 2021 “496 milioni sono in materia di tutela della concorrenza e 131 milioni in materia di tutela del consumatore” – ha spiegato Rustichelli. “Con riferimento alla tutela della concorrenza – ha aggiunto – sono stati chiusi 5 procedimenti per intese, 8 per abuso di posizione dominante e 9 per concentrazioni. In materia di intese e abusi, i procedimenti chiusi con accertamento dell’illecito sono stati pari a 8, mentre quelli chiusi con impegni pari a 3. In materia di concentrazioni, l’Autorità ha esaminato 110 operazioni, avviando l’istruttoria in 9 casi. Per quanto riguarda la tutela del consumatore e delle microimprese, 82 sono stati i procedimenti conclusi con l’accertamento dell’infrazione e 52 quelli chiusi con impegni. In 165 casi, inoltre, l’Autorità ha disposto l’archiviazione a seguito di moral suasion. Particolarmente intensa è stata anche l’attività di advocacy, diretta a promuovere il rispetto dei principi concorrenziali da parte dei pubblici poteri, con un tasso di successo complessivo degli interventi svolti ben al di sopra del 50%. Rilevano, in particolare, 55 interventi ai sensi dell’articolo 21-bis della legge 287/90, 45 pareri e 51 segnalazioni con cui l’Autorità ha richiesto la rimozione di restrizioni ingiustificate alla concorrenza. Con riguardo alle altre competenze, sono stati svolti 131 interventi in materia di conflitto di interessi e ben 7.372 procedimenti per il rilascio del rating di legalità”.

Contro la corruzione poche regole e chiare – Nella sua relazione Rustichelli ha rimarcato l’importanza di “un cambiamento culturale” nella lotta ai comportamenti illeciti e alla corruzione che lede la concorrenza perché “troppo spesso, in nome di una malintesa cultura della legalità, ci si affida alla formulazione di nuove regole come argine” che danno luogo a una “elefantiasi normativa. In realtà, “l’elefantiasi normativa si traduce in una moltiplicazione dei luoghi e delle occasioni di corruzione. Il mercato necessita di poche regole, chiare e proporzionate”, ha osservato. “Occorre tornare ad avere fiducia nella discrezionalità amministrativa – ha aggiunto il presidente dell’Autorità -, che è elemento indispensabile perché le amministrazioni pubbliche possano farsi veri ed equilibrati interpreti dei principi e delle norme, al fine di realizzare in maniera efficace e tempestiva gli obiettivi di interesse generale affidati alla loro cura”.

Rispetto al Pnrr “forte è la necessità di accompagnare l’utilizzo dei fondi stanziati con una credibile strategia di crescita volta a migliorare la competitività del Paese. Non possiamo fare affidamento, infatti, su una ripresa che è congiunturale, ma non ancora strutturale”, ha dichiarato Rustichelli.

Il mercato digitale – La relazione ha toccato anche il tema del “mercato digitale”, la cui regolamentazione ed equità è fondamentale per la tutela della concorrenza e dei consumatori. In questo senso per Ristichelli, è “apprezzabile” l’iniziativa assunta dalla Commissione Europea con le proposte del Digital markets act e del Digital services act perché “di fronte a monopoli dai tratti così inediti e non sempre agevolmente contrastabili con i tradizionali strumenti Antitrust, è positivo che si apra lo spazio della regolazione” comune nei mercati digitali. Tuttavia, il presidente dell’Autorità per la concorrenza ha voluto sottolineare le “numerose criticità” che l’attuale testo del Dma presenta. Rustichelli ha sottolineato come “il digitale non è un settore ma una tecnologia che pervade tutta l’economia, per cui è discutibile un approccio one size fits all, con l’introduzione di regole uguali per tutti di fronte a modelli di business molto diversi; in secondo luogo indica come “grave errore” il fatto che la nuova disciplina privilegi un modello di enforcement centralistico, imperniato sulla competenza esclusiva della Commissione.

Altro punto saliente della relazione è quello che riguarda il cosiddetto “dumping fiscale”, ovvero l’abbassamento della pressione fiscale da parte di uno stato per attrarre contribuenti ed investitori da altre parti del mondo. Un argomento sul quale serve un impegno più deciso nel contrasto e su cui l’accordo di massima sull’introduzione di una global minimum tax pari ad almeno il 15%, raggiunto durante il G20 di luglio a Venezia, rappresenta un passo avanti “ma non risolve fino in fondo il problema della concorrenza sleale all’interno dell’Unione Europea”.

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