Apre il Salone del libro: code ed entusiasmo per il ritorno in presenza. Franceschini: “Presto nuova legge sul libro”

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Le code all'ingresso del salone del libro di Torino - Foto da streaming

“Entro la fine di questa legislatura vorrei che fosse approvata dal Parlamento la nuova legge sul libro. C’è il tavolo che sta lavorando con attorno tutti gli operatori e l’obiettivo è quello di avere una legge che sostenga il settore del libro e dell’editoria analoga a quella del cinema”. Si è aperta con queste parole del ministro della cultura, Dario Franceschini, la 33esima edizione del Salone internazionale del libro di Torino.

“Se abbiamo ritenuto nel nostro ordinamento che un film sia un prodotto talmente importante da aiutare tutti i protagonisti della filiera, lo stesso stiamo facendo per aiutare la filiera del libro perché se è importante un film deve essere importante anche un libro”, ha aggiunto Franceschini ricordando durante la fase acuta pandemia “abbiamo stanziato 30 milioni più altri 30 per consentire alle biblioteche di acquistare libri del territorio e questa norma deve diventare permanente nel bilancio dello Stato”.

All’inaugurazione istituzionale ha partecipato anche il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che al suo arrivo ha dichiarato: “Aver fatto un Salone di questo tipo, in questo momento, è un segnale straordinario di fiducia nel Paese”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un lungo videomessaggio in cui ha sottolineato come il libro sia “un bene inestimabile umanità e un motore di crescita”.

“Emozionato come se fosse la prima volta” si è detto il direttore della manifestazione, Nicola Lagioia. “Dopo oltre due anni di assenza – ha aggiunto -, anche se abbiamo fatto iniziative per le scuole e online, obiettivamente tornare in presenza è un’altra cosa. Qui il mondo del libro ritrova la sua casa. Tra l’altro è il primo tra gli eventi internazionali legati al libro che viene fatto. Torino e Italia fanno da apripista e questo è un motivo di orgoglio”.

Per la sindaca uscente del capoluogo piemontese, Chiara Appendino, “quella che inauguriamo oggi sarà l’edizione della rinascita del Paese”. “Per la seconda volta – ha osservato -, il Salone Internazionale del Libro di Torino, ci ha dimostrato che non può essere dato per scontato. Lo fece già prima dell’edizione 2017, quando, a pochi giorni dal nostro insediamento, iniziarono a rincorrersi voci circa una dipartita alla volta di Milano. In quell’occasione si mobilitarono le energie migliori del nostro territorio e, dopo una lotta dall’esito tutt’altro che scontato, riuscimmo a ribadire che la casa del Salone del Libro era Torino, e quella, e solo quella doveva continuare ad essere”.

Infine, a salutare l’apertura dei lavori è intervenuto con un video messaggio anche il neo premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, che ha sottolineato l’importanza di “investire nella cultura”. “Investimenti a fondo perduto – li ha definiti – bottiglie che si lanciano ma che non si sa se tornano, eppure sono fondamentali. Se il naufrago non lancia mai bottiglie non ha nessuna possibilità di essere salvato”. Infine un appello alla politica “affinché diano una speranza per il nostro futuro, una maggiore attenzione che non può essere teorica, ma poi supportata da finanziamenti necessari. Perché la cultura è fondamentale per il nostro Paese”.

Dopo i messaggi istituzionali l’inaugurazione dei lavori è stata la scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, in prima linea nelle battaglie per i diritti delle donne, che ha aperto la manifestazione con una lectio.

Intanto il primo giorno di apertura sta facendo registrare lunghe code in biglietteria e la presenza di tantissimi studenti, pronti a visitare gli stand dei 715 editori presenti come espositori. Un bel segnale di ritorno alla tradizione dopo gli anni del salone visto da dietro uno schermo.

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