Arriva Lupin su Netflix e potrebbe essere la prima hit internazionale del 2021

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Omar Sy nella immagine promozionale di "Lupin", dall'8 gennaio su Netflix

“Il sospettato gioca a fare Lupin. Il metodo, lo spirito, lo stile, il talento!” E non sarebbe la prima volta. Fin dalla sua creazione, nel 1905, da parte dello scrittore francese Maurice Leblanc, il personaggio del ladro gentiluomo “Arsenio Lupin” ha ispirato innumerevoli iterazioni in tutto il mondo, a partire dalla serie televisiva in 26 puntate degli anni ’70, passando per il manga e anime “Lupin III” che ha accompagnato diverse generazioni, adattato in seguito dal Maestro Miyazaki ne “Il castello di Cagliostro”.

Ultima, ma non ultima, la serie Netflix lanciata in tutto il mondo l’8 gennaio scorso e già arrivata in vetta alle classifiche delle serie TV più viste nel nostro paese: “Lupin”, 10 episodi in due parti (al momento sulla piattaforma si trovano i primi 5) liberamente ispirati al libro di Leblanc che trasudano del carisma naturale e della straordinaria presenza scenica di Omar Sy (“Gli Intoccabili”). Il suo personaggio, a metà strada fra il ladro gentiluomo Arsenio Lupin e il non meno gentiluomo ladro che rubava ai ricchi per dare ai poveri, Robin Hood, si dà al crimine per riportare in equilibrio la bilancia della giustizia e riabilitare il nome del padre.

Premessa necessaria, il Lupin di Netflix non è la trasposizione in epoca contemporanea del romanzo di Leblanc: ma lo spirito del grande ladro ispira e anima le gesta di Assane Diop (Omar Sy), a partire dagli pseudonimi che utilizza mentre passa da un lavoro all’altro, tutti rigorosamente anagrammi di Arsène Lupin. Quanto a “stereotipi” dei grandi polizieschi, ci sono tutti: c’è il Louvre, c’è un collier da rubare, c’è la dicotomia fra poliziotto-ladro (non già fra buoni e cattivi), c’è la missione impossibile, c’è la suspense, c’è il ritmo serrato, c’è l’arguzia e c’è lo stratagemma. Ma c’è molto, molto di più. C’è l’ingiustizia dovuta ai pregiudizi razziali, c’è il riscatto sociale, c’è la maestria nella dissimulazione… e c’è la magia del sorriso di Omar Sy, che dona al sempreverde personaggio del ladro gentiluomo una dimensione totalmente nuova.