Assange: niente estradizione negli USA. Appello per far cadere le accuse

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Il Committee to Protect Journalists – Comitato per Proteggere i Giornalisti – ha rilasciato un comunicato oggi, 4 gennaio, in cui si dichiara soddisfatto per la decisione della Corte britannica di negare l’estradizione negli USA del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, e contestualmente chiede al Dipartimento di Giustizia di far cadere le accuse contro di lui.

“La decisione del governo statunitense di incriminare il fondatore di WikiLeaks”, si legge nel comunicato, “crea un pericoloso precedente legale per eventuali accuse mosse contro i giornalisti di tutto il mondo solo per l’interazione con le loro fonti”.

Julian Assange, qualora fosse stato estradato negli Stati Uniti, avrebbe rischiato fino a 175 anni di carcere: 10 anni per ognuna delle 17 accuse legate alla violazione dell’Espionage Act del 1917 (accuse presentate dal Governo USA nel 2019), e 5 anni per una violazione del Computer Fraud and Abuse Act, legge contro hacker e violazioni informatiche approvata dal Congresso nel 1986.

Assange, che per 7 anni (dal 2012 al 2019) ha vissuto presso l’Ambasciata dell’Ecuador a Londra come rifugiato politico, fu arrestato dalla polizia britannica l’11 aprile 2019 solo per la violazione legata al CFAA – le accuse legate all’Espionage Act sono state presentate nel maggio successivo, quando già era stato condannato da una giudice britannica a 50 settimane di carcere di massima sicurezza per aver violato i termini della libertà su cauzione concessagli nel 2010 per presunte molestie sessuali in Svezia.

Dal dicembre 2019, giornalisti di ben 99 paesi si sono uniti e hanno creato la petizione “Speak up for Assange”, che a oggi ha raccolto 1.647 firme, per chiedere la liberazione di Assange da parte del Regno Unito. Le accuse mosse dal governo statunitense “per aver pubblicato i diari di guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq e le trascrizioni dell’Ambasciata USA”, si legge nella petizione, “rappresentano un precedente estremamente pericoloso per i giornalisti, le organizzazioni dell’informazione e la libertà di stampa”.

Il rapporto presentato dal relatore delle Nazioni Unite in merito a tortura e trattamenti inumani, Nils Melzer, che ha investigato sul caso, afferma che “Assange è stato ripetutamente calunniato per distogliere l’attenzione dai crimini che ha esposto. Una volta deumanizzato attraverso l’isolamento, la derisione e la vergogna, proprio come le streghe che un tempo bruciavamo sul rogo, è stato facile privarlo dei suoi più fondamentali diritti senza provocare il pubblico sdegno in ogni parte del mondo. Così facendo, è stato stabilito un precedente legale, attraverso la porta di servizio della nostra compiacenza, che in futuro potrà essere applicato allo stesso modo alle rivelazioni di The Guardian, The New York Times e ABC News”.