Atterrano i “marziani”, Salini e Foa presentano il “pianeta” Rai

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La sede Rai di Viale Mazzini. Foto da streaming

È tempo di saluti per Fabrizio Salini e Marcello Foa. L’Azionista ha indicato i successori: Carlo Fuortes nuovo ad e Marinella Soldi nuovo presidente (Vigilanza permettendo). Due “marziani”, e loro decidono di congedarsi da questi tre anni sul “pianeta” Rai con una bella intervista doppia. Salini parla col Corriere della Sera, Foa con La Verità. Il primo i sassolini di Viale Mazzini dalle scarpe non se li toglie, il secondo sì. Ma partiamo da una cosa sulla quale entrambi concordano: il mandato del vertice Rai (tre anni) è troppo breve, servirebbero almeno cinque anni; e il tetto agli stipendi va rivisto. E in effetti che Salini guadagni come un centinaio di propri riporti è una bella stortura…

IL RIMPIANTO ZALONE – Ma torniamo alle parole dei due dirigenti. Salini parla con Antonella Baccaro, si smarca da ogni possibile polemica con la politica e rivendica di aver portato in Rai “più cultura e più documentari”. Ma anche “più case di produzione, più talenti e più registi”. Inoltre ascolti in crescita e bilanci in pareggio. E poi lo sboccio del fiore all’occhiello della sua stagione, RaiPlay: “C’era tanto scettiscismo: oggi è una piattaforma con contenuti originali aperto al grande pubblico”. Quindi la scommessa Sanremo “vinta”, in tempi di pandemia. Ma anche una piccola ammissione di colpa: “Alcune cose si potevano far meglio. Ma la Rai oggi è più solida e pronta a affrontare i prossimi anni”. Quindi un passaggio sul portale d’informazione che c’è ma non si vede: “C’è un progetto pronto a riguardo. Basterà girare la chiavetta”. E in chiusura il rimpianto che non t’aspetti: “Chezzo Zalone”.

TRE PARTITI IN RAI, ANZI QUATTRO – Due chiacchiere meno felpate, invece, quelle di Foa con Giorgio Gandola. Subito fari puntati sui tre “partiti” Rai. I dirigenti: “Se il corpaccione dell’intendenza ti si mette contro, non concretizzi più niente; devi saper conquistare la fiducia dei quadri”; i professionisti eccellenti: “Fanno il loro dovere e si distinguono nei momenti di emergenza come il Covid; sono loro a tenere in piedi l’azienda”; e i giornalisti: “Tentati di accreditarsi presso i politici di area anche per fare carriera, mentre l’unico criterio dovrebbe essere quello della professionalità. E il problema più antico. Una cosa è certa: la politica interviene ogni giorno su qualsiasi cosa”. E a proposito di giornalisti, Foa una “buona parola” la conserva anche per l’Usigrai: “In Rai il sindacato è rimasto agli anni Settanta, con un atteggiamento aggressivo e verbalmente violento. Un approccio inspiegabile perché chi lavora nel servizio pubblico lo fa in un contesto di privilegio, neppure sfiorato dalla crisi del mondo dell’editoria, con articoli pagati cinque euro e redazioni falcidiate. Ti aspetti un dialogo sereno per raggiungere obiettivi comuni, invece c’è sfiducia a prescindere, un fattore di blocco dello sviluppo”. “Il sindacato delle barricate non fa l’interesse della Rai”.

Un piccolo avvertimento ai “marziani” in vista dello sbarco sul “pianeta” Rai.

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