Baglioni persevera, il “peccato” Sanremo anche nel 2019

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“Sanremo è un lusso che ci si può concedere una volta nella vita, magari con un senso di ambizione scandaloso… …il lusso ripetuto diventa un peccato”. A pensarla così, mentre andava avanti il corteggiamento di Viale Mazzini, era proprio lui, Claudio Baglioni. Oggi, invece, l’annuncio ufficiale del dg Rai, Mario Orfeo: “Sono molto contento del positivo esito della trattativa sulla direzione artistica del prossimo Festival della Canzone italiana a Sanremo. È un grande onore oltre che motivo di orgoglio per tutta la Rai essere riusciti a convincere un grande musicista e compositore come Claudio Baglioni a concedere il bis seguendo un percorso di condivisione e di costruzione del progetto artistico. Da febbraio a oggi c’è stato un vero e proprio corteggiamento e non poteva essere altrimenti considerato il successo di critica e di pubblico e i record ottenuti nella sua prima volta da direttore del Festival. A Baglioni un grande in bocca al lupo per l’edizione numero 69 e per questa seconda avventura insieme con la Rai, con lo stesso entusiasmo che ha caratterizzato quella straordinaria di quattro mesi fa”. Evidentemente peccare è un amano, speriamo che perseverare sul palco dell’Ariston non diventi diabolico, soprattutto per l’Auditel…

Gli ascolti

Quello che ha in mente Baglioni per il prossimo anno è un Sanremo “romanzo popolare in musica” con rappresentazione anche di “discipline più elitarie e non solo le canzoni orecchiabili”. Ma guai a cambiare troppo. La formula 2018 ha funzionato assai bene. Nel 2017, il Sanremo condotto da Carlo Conti, aveva raggiunto una media share del 50,6% per 10 milioni 850 mila telespettatori medi. Il festival del “dittatore artistico” Baglioni, condotto insieme a Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino nelle cinque serate (tra il 6 e il 10 febbraio) ha stampato una media share del 52,27% per 10 milioni e 919 mila telespettatori medi. Il risultato migliore degli ultimi 13 anni. La serata finale ha ottenuto il secondo miglior risultato dal 2002 con 12 milioni 125 mila telespettatori e uno share del 58,3%. E pensare che il direttore di Rai Uno, Angelo Teodoli – alla presentazione di un festival “molto musicale e poco televisivo” – “sperava nel 40% di share medio”

Il bilancio

Sanremo, dunque, giunto alla 69esima edizione si conferma una killer application per l’industria televisiva italiana. E ottime notizie per il settimo piano giungono anche sul fronte economico. I costi dell’edizione del 2018 sono stati pari a 16,6 milioni (1,3 milioni in totale per i cachet di Baglioni, Hunziker-Favino ormai ribattezzati i “tre moschettieri”). Le entrate di Rai Pubblicità – con spot venduti da listino fino a 260 mila euro – sono state di oltre 25 milioni lordi, circa 22 netti (il 15 per cento che viene retrocesso in commissioni d’agenzia). Il tutto per un utile bel oltre i sei milioni di euro. Negli ultimi otto anni – tra il 2012 e il 2018 – la raccolta pubblicitaria di Sanremo (lorda) è cresciuta di 8 milioni di euro. Secondo i dati forniti da Rai Pubblicità (concessionaria del servizio pubblico), nel 2012, anno in cui alla guida della kermesse c’era Gianni Morandi, gli incassi da spot, telepromozioni e quant’altro sono stati pari a 18 milioni. Incassi cresciuti con le due edizioni guidate da Fabio Fazio: 21,3 milioni nel 2013 e 23,7 milioni nel 2014. Quindi il decollo con la gestione di Carlo Conti: 23,9 milioni nel 2015; 24,3 milioni nel 2016; e 26 milioni nel 2017. Pubblicità di Sanremo che cresce grazie a una crisi che pian pian molla la presa sulle aziende, ma soprattutto in forza della fiducia dei big spender negli ascolti del festival: negli ultimi dieci anni mai sotto il 35% medio di share. Il tempo in cui il Festival di Sanremo segnava un passivo tra costi e ricavi (quasi 10 milioni nel 2009, circa otto milioni nel 2010) appare davvero lontano…