Le Big Tech tremano: i due Digital Acts in arrivo in Commissione Ue

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La sede della Commissione europa a Bruxelles - Foto di Jai79 da Pixabay

Arriveranno la settimana prossima sui banchi della Commissione Ue i due provvedimenti antitrust contro i colossi del web, anticipati da AdgInforma.it due settimane fa. I due pacchetti, scrive oggi Alberto D’Argenio su Repubblica, saranno presentati mercoledì prossimo da Margrethe Vestager e Thierry Breton, i due commissari competenti per il digitale.

Il primo, il Digital Market Act (Dma) introdurrà una serie di regole per rompere le posizioni dominanti sul web di colossi come Google, Facebook, Amazon, Youtube, Apple, Yahoo o Microsoft e cercare di aprire il mercato a nuovi concorrenti. Il testo della Dma non è ancora definitivo per via di alcune diversità di vedute tra i due commissari che hanno allungato i tempi della presentazione dei provvedimenti. La sintesi, come anticipa D’Argenio, dovrebbe essere trovata con una serie di criteri per identificare le aziende che rientreranno sotto la nuova disciplina antitrust che comprenderà sistemi operativi, piattaforme, cloud e servizi di ricerca. Le Big tech saranno inserite in tre liste (nera, grigia e bianca) con le azioni che dovranno intraprendere per evitare le sanzioni per abuso di posizione dominante. La lista nera sarà quella dei “cattivi” e comprenderà i comportamenti vietati, come lo stop per i motori di ricerca di piazzare meglio i propri servizi commerciali rispetto a quelli dei concorrenti. Nella lista bianca saranno inseriti gli esempi positivi, come quello di condividere i dati generati dalle piattaforme. La lista grigia, infine, traccerà una serie di misure talmente sensibili per il business (come l’interoperabilità dei sistemi) che potranno essere negoziate tra aziende e Commissione europea. Per chi non rispetta le regole arriveranno sanzioni sempre più pesanti fino ad arrivare allo smembramento delle loro attività in Europa.

Il secondo pacchetto che sarà presentato alla commissione è il Digital Service Act (Dsa). Questo sarà incentrato a regolare la responsabilità sui contenuti in capo alle piattaforme. Il Dsa vuole impedire che le piattaforme si facciano scudo con la mancanza di responsabilità per quello che viene detto, scritto o filmato da terzi sui loro sistemi. Verrà inserito l’obbligo di rimozione dei contenuti illegali (terrorismo, pedopornografia o contraffazione perla vendita online), ma solo su segnalazione di terzi. In caso di inottemperanza scatterà la responsabilità diretta, anche se più blanda della tradizionale responsabilità editoriale, che porterà a sanzioni per le piattaforme. Infine verrà inserita una maggior tutela sui contenuti dei terzi (media tradizionali) e l’obbligo di rendere più trasparenti i sistemi di profilazione e le notizie in modo da contrastare le fake news.

Le big tech non potranno nemmeno sfruttare la Brexit per evitare problemi nel Regno Unito. Un pacchetto di regole molto simili, infatti, è già in arrivo anche oltremanica. Anzi, i sudditi della Regina hanno bruciato i tempi anticipando Bruxelles nella presentazione del pacchetto di norme antitrust. È di lunedì l’annuncio del Competition and markets authority (Cma) britannica della creazione di una Unità per il mercato digitale che controlli le grandi aziende Internet. Per farlo, la Cma chiede di poter infliggere multe antitrust fino al 10% del fatturato globale delle Big Tech. Per Google si tratterebbe di sanzioni fino a 16 miliardi di dollari, per Facebook fino a 7 miliardi.

Dalla Silicon Valley le reazioni alle notizie che arrivano dal vecchio continente non sono certo positive e qualcuno cerca di correre ai ripari. Twitter e altre aziende tecnologiche hanno appena recapitato una lettera aperta all’Ue in cui invitano ad adottare regole “flessibili” per la rimozione dei contenuti in vista del Digital service act. Le nuove norme potranno “o rinnovare la promessa di internet aperto, o aggravare uno status quo problematico, limitando il nostro ambiente online a pochi guardiani dominanti e non riuscendo ad affrontare in modo significativo le sfide che impediscono a internet di realizzare il suo potenziale”, si legge nella lettera firmata anche da Mozilla, Vimeo e Automattic, società che possiede Tumblr e WordPress. Se di fronte a contenuti illegali e gravissimi come terrorismo e pedopornografia la rimozione immediata è l’unica possibilità, “la rimozione non può essere l’unico paradigma della regolamentazione di internet, in particolare quando si tratta del fenomeno dei contenuti legali ma dannosi”.

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