Candidato all’Oscar: Collective – oltre il giornalismo, per la democrazia.

0
490
Catalin Tolontan in COLLECTIVE, courtesy of Magnolia Pictures. (c) Alexander Nanau Production, Samsa Film, HBO Pictures 2019.

Potente! Unanimi e forti le critiche internazionali a “Collective”, il docufilm del rumeno Alexander Nanau candidato agli Oscar 2021 nella categoria Film Internazionale – “International Feature Film”. Forse persino qualcosa di più. Un ritmo da thriller, una sconvolgente denuncia su corruzione e connivenze, le gesta eroiche di un reporter deciso a comprendere le ragioni occulte che hanno portato ad una immane tragedia: “non c’è pausa”, scrive il New York Times, “nello sconcertante documentario Collective, nessun momento in cui si può tirare il fiato, certi che le cose terribili che appaiono sullo schermo siano finalmente finite”.

C’è da dire che da decenni i registi rumeni denunciano la corruzione che trasuda da ogni livello della pubblica amministrazione e delle autorità: un malessere insidioso che mina il paese e ne infetta l’anima (e non solo). Ma la sensazione, prima del documentario di Nanau, è che fossero metafore o manierismo artistico. Invece eccolo sullo schermo, il fatto nudo e crudo, in tutta la sua agghiacciante, limpida verità.

“Collective” è la narrazione in immagini di ciò che accadde in seguito all’orribile incendio che devastò il night club Collectiv a Bucharest il 30 ottobre 2015, durante il concerto di una band metal, i Goodbye to Gravity. Qualcuno sparò dei fuochi d’artificio, e si scatenò l’inferno: sono le immagini girate da un cellulare a raccontare la famelica diffusione di fumo e fiamme, che in un baleno abbracciarono il locale lasciando 27 persone carbonizzate nel locale, e 180 feriti. Sembrerebbe un semplice fatto di cronaca, ma quattro mesi dopo l’incendio il bilancio delle vittime era salito a 64. Come mosche, i feriti stavano morendo in ospedale, non già per le ustioni riportate nel night club, ma per le infezioni contratte in corsia.

Le dichiarazioni delle autorità in merito sono surreali e ricordano la neolingua di orwelliana memoria: “Al momento, tutte le necessità mediche vengono rispettate”, per rassicurare la popolazione sulla non-necessità di trasferire i feriti nelle strutture tedesche all’avanguardia per il trattamento delle ustioni, e la garanzia da parte del Ministero della Salute sulla piena efficacia delle cure cui erano sottoposti i malati. Ma le morti aumentano, e a seguito di veementi ed estese proteste di piazza l’intero governo cade. Il nuovo Esecutivo avvia quindi un’inchiesta per capire cosa sia andato storto… ma come può un sistema investigare su se stesso, quando è proprio il sistema ad essere marcio fin dalle fondamenta?

È la soffiata di un medico ad un pool di giornalisti investigativi a dare il via all’indagine di un eroe improbabile: il reporter Catalin Tolontan della “Gazeta Sportulirol”, solitamente più impegnato a raccontare dei capitomboli atletici della nazionale che della malasanità. Eppure, coadiuvato dalla spalla Mirela Nega, si butta a capofitto nella ciclopica impresa di far luce non soltanto sull’intricato sistema di corruzione, ma anche sulla natura stessa di una società che resiste a qualsiasi sforzo di fare la cosa giusta. Quella che all’inizio sembra una storia di incompetenza governativa lascia ben presto il palcoscenico a qualcosa di molto più sinistro. Disinfettanti diluiti, tangenti, banche offshore, incidenti mortali…

Nanau abbandona ben presto la voce narrante e lascia che siano le immagini a parlare da sole. “Collective” è un avvincente real-time thriller, la fusione perfetta fra l’intensità di “Spotlight” e la paranoica incertezza di “The Manchurian Candidate”, mentre esplora la ricaduta su un’intera nazione di una tragedia senza limiti. Anziché indugiare nel voyeurismo morboso dell’incendio iniziale, al di là delle immagini amatoriali riprese dal cellulare, il documentario si butta con urgenza sull’evolversi dell’inchiesta giornalistica nell’arco di un anno e mezzo, senza “talking heads” a video, senza i classici esperti (che comunque in un paese come la Romania non sarebbero credibili), scaraventando lo spettatore in una cataclismatica serie di eventi in divenire, con una immediatezza pressoché palpabile. Assistiamo solo a rivelazioni talmente sconvolgenti e oltraggiose che spesso anche i protagonisti a video si scambiano occhiate che urlano “Come possiamo anche solo pensare di combattere tutto questo? Da dove iniziamo?”

Chissà da dove derivano le straordinarie doti investigative di Tolontan e dei suoi reporter, ci sarebbe da chiedersi, abituati a scrivere di risultati calcistici e infortuni. E soprattutto come abbiano imparato ad utilizzare dispositivi di sorveglianza nel corso di veri e propri appostamenti. Ma non è questo il cuore del docufilm di Nanau. Né il suo obiettivo. E non aspettiamoci i soliti finali zuccherosi sul “tutto è bene quel che finisce bene”, o la immancabile “call-to-action” che invita a fare la propria parte per rendere il mondo un posto migliore e più sicuro per tutti: per piegare l’arco dell’universo morale verso la giustizia bisogna dare un sacco di martellate, e anche belle forti. Ci vuole la rabbia di giornalisti, attivisti, politici, artisti e anche tanta gente comune perché quell’arco inizi a piegarsi nella giusta direzione.

E diciamocelo, quello “sporcarsi le mani” del giornalismo che sa d’antan, le riunioni di redazione, le verifiche delle fonti, lo spostarsi dalla scrivania, la corsa per chiudere il pezzo, le rotative, la carta che ancora rilascia l’inchiostro sulle mani come quei bei quotidiani che abbiamo ormai dimenticato: ecco, forse Nanau riesce anche in questo. A solleticare la nostalgia per quel giornalismo d’una volta che non si affidava a Google e Wikipedia per verificare una notizia, né cercava conferme sui social: quello che oggi si chiama “fact-checking” un tempo era il pane quotidiano per quanti dell’informazione vera, attendibile, imparziale, avevano fatto una vera e propria missione.

***
Informazioni di servizio:
“Collective”, di Alexander Nanau, è un film Magnolia Pictures, della durata di 1h e 49minuti, disponibile sulla maggior parte delle piattaforme digitali dal 20 novembre scorso, in lingua originale sottotitolato in inglese. È stato presentato fuori concorso alla 76° Mostra del Cinema di Venezia lo scorso 4 settembre, proiettato all’edizione 2019 del Toronto Film Festival e all’edizione 2020 del Sundance Film Festival nella sessione “Spotlight”.