Caos digitale terrestre. Aeranti-corallo: “Switch off unico nel 2022 o tv locali muoiono”

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Foto di Maruf Rahman da Pixabay

È sempre più in salita la strada che porta allo switch off del vecchio segnale televisivo digitale terrestre. Ad inizio mese erano state due lettere inviate a Mise e al ministro Giorgetti da parte di Confindustria radio-tv a chiedere di ripensare la roadmap dello spegnimento per gli evidenti ritardi sia nell’aggiornamento degli apparecchi da parte dei cittadini (bonus governativi a rilento) sia nell’assegnazione dei nuovi diritti di uso delle frequenze agli operatori di rete. Ora si aggiunge il grido di allarme di Aeranti-corallo, la maggiore associazione di categoria dell’emittenza locale che rappresenta 600 imprese radio-tv.

Per il coordinatore Marco Rossignoli, intervistato da Andrea Sechi su ItaliaOggi, “è tecnicamente impossibile attribuire le numerazioni Lcn ai Fsma locali in tempo utile per l’avvio della transizione nel Nord Italia (prevista dalla roadmap nella finestra temporale 1° settembre – 31 dicembre 2021). E poi ci sono i tempi per il completamento delle assegnazioni dei nuovi diritti di uso delle frequenze ai nuovi operatori di rete (che destineranno l’intera capacità trasmissiva dei propri mux alla diffusione di contenuti di Fsma locali) e i tempi per la realizzazione materiale delle relative reti”.

In buona sostanza, per Aeranti-corallo a Settembre 2021 è praticamente impossibile iniziare con lo switch-off della decodifica Mpeg2 in favore del più avanzato Mpeg4 che rappresenta la prima fase del passaggio alla nuova tv digitale. Una fase che, come da roadmap, dovrebbe riguardare principalmente le tv locali a partire dal nord Italia.

Per questo la soluzione proposta da Rossignoli è quella di un passaggio simultaneo alla tecnologia DVBT-2 sull’intero territorio nazionale, sia dell’emittenza televisiva locale che di quella nazionale, tra aprile e giugno 2022 o addirittura tra settembre e dicembre 2022, se ne emergesse in sede europea, la fattibilità. La corsa allo switch-off, infatti, nasce dall’imposizione fatta a suo tempo all’Italia dall’Unione europea per liberare la frequenza 700 mhz per destinarla al 5G entro il 30 Giugno 2022. Un diktat che ha costretto il nostro paese alla migrazione su nuove frequenze le oltre 400 emittenti locali che rappresentano “un unicum in Europa e uno straordinario esempio di pluralismo e di prossimità alle persone”, afferma Luigi Barelli, presidente di Aeranti-Corallo.

Lo switch off unico, secondo Rossignoli, permettere di avere più tempo per l’espletamento dei passaggi preliminari e incentiverebbe anche l’utenza “all’acquisto dei nuovi televisori e dei nuovi decoder idonei alla ricezione DVBT2-HEVC, al fine di poter continuare a ricevere l’intera offerta televisiva terrestre”. Infatti, spiega Rossignoli, “un conto sarebbe veder sparire le televisioni locali regione per regione, un’altra vedere lo schermo andare a nero”.

Contemporaneamente, spiega ancora il coordinatore di Aeranti-corallo, “occorrerebbe prevedere ulteriori forme di contribuzione per il sostegno all’acquisto dei nuovi decoder e televisori”.

“Riteniamo, comunque, imprescindibile – aggiunge Rossignoli – che il passaggio avvenga direttamente al formato Dvb-T2 senza alcun passaggio intermedio alla tecnologia Mpeg4. Sarebbe, infatti, incomprensibile un doppio passaggio tecnologico a distanza di poche settimane.

“In ogni caso sarebbe inaccettabile – conclude il coordinatore associativo – una prosecuzione delle trasmissioni con l’attuale tecnologia DVBT-Mpeg2 in quanto in tal modo gli spazi trasmissivi per l’emittenza locale verrebbero ulteriormente ridotti in modo molto rilevante, con ogni evidente conseguenza. La riduzione delle frequenze delle tv locali è stata prevista sul presupposto che sarebbe stata adottata una nuova tecnologia capace di aumentare la capacità trasmissiva di ogni frequenza. “Se la capacità trasmissiva di una frequenza restasse quella attuale il ridimensionamento del comparto locale sarebbe inevitabile.

Il Governo latita –
Il problema ulteriore, in questa situazione alquanto confusa, è che tutte queste considerazioni al momento rimangono lettera morta perché, spiega ancora Rossignoli, “al momento non c’è interlocuzione” col governo: “il tavolo tv 4.0 non si riunisce da oltre sei mesi e deve essere nominato un nuovo direttore generale Dgscerp”.
Per questo da Aeranti-corallo ritengono “necessario che il Governo faccia al più presto chiarezza sulla tempistica e sulle modalità della transizione alla luce di tutte le suddette criticità al fine di permettere alle imprese televisive locali di organizzarsi al meglio per affrontare il passaggio al digitale televisivo terrestre di seconda generazione”.

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