Verdelli ci ha lavorato sei mesi, ecco integralmente il “piano” per le news Rai

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Il 26 novembre del 2015 Carlo Verdelli è stato nominato dal cda Rai “direttore editoriale dell’offerta informativa” con il mandato di cambiare il volto dell’informazione servizio pubblico. Ha varcato i cancelli di Viale Mazzini con deleghe operative il 7 febbraio 2016, ha messo in piedi una task force nuova di zecca divenuta operativa dal 22 giugno, e il 23 novembre del 2016 – a distanza di un anno dalla sua nomina – ha consegnato al dg Antonio Campo Dall’Orto il “piano editoriale per l’informazione Rai”. Il testo – si precisa nella conclusioni – “non è una scatola chiusa. È un’ipotesi aperta a modifiche, aggiustamenti, cancellazioni e aggiunte”. Un progetto che discende dal piano industriale, e senza tagli al personale (1761 giornalisti) trasformerà un’emittente televisiva in media company.

Dopo 4 giorni – domenica 27 novembre, ancor prima che i consiglieri l’abbiano visto – il “piano Verdelli” è già un’esclusiva del settimanale l’Espresso. Ma già venerdì 25 novembre la Repubblica – nelI’annunciare lo scoop del settimanale del Gruppo – ne rendeva note le linee guida. Ai consiglieri il testo arriverà a metà dicembre in vista della discussione generale in cda il 22 dicembre. Il 3 gennaio 2017 – a seguito di una riunione informale del consiglio – il piano viene sostanzialmente rispedito al mittente con richiesta di numerosi emendamenti. Nel mirino, in particolare, l’idea di portare il Tg2 a Milano, di battezzare un Tg Sud a Napoli e di costituire 5 macroregioni per l’informazione sul territorio.

Il giorno stesso Verdelli lascia l’incarico e Campo Dall’Orto annuncia che completerà lui l’opera. E l’11 gennaio – dopo appena una settimana (Verdelli e il suo staff ci hanno messo sei mesi) – il dg ha già incassato l’ok del cda sulle nuove linee guida: no Tg2 a Milano, niente Tg Sud; niente macroregioni; e avanti tutta sul digitale. Peccato che abbia dimenticato di aggiungere che ha ingaggiato Milena Gabanelli proprio per il digitale. Qualcuno in cda ha storto il naso… E la metterà nelle condizioni di cambiare aria…

A partire dall’esclusiva dell’Espresso, di quelle 83 pagine abbiamo letto moltissimo. Illustri colleghi lo hanno passato ai raggi X. Il presidente Rai, Monica Maggioni, ha chiuso la pratica in Vigilanza: “Serve un cambiamento ancor più profondo e ancor più sostanziale, e non formale”. E i consiglieri in coro hanno spiegato, tra l’altro, i perché della bocciatura: era “una riforma vecchia”, “pericolosa”, “irrealizzabile”, “impraticabile”, “non condiviso col cda” e “privo di riferimenti al pluralismo”. Ma da allora quel piano integrale non lo ha pubblicato nessuno. L’ho cercato. L’ho trovato. E ho deciso di pubblicarlo io, eccolo. Decideranno i lettori, quei cittadini che pagano il canone (e ora sono quasi tutti), se dopo la bocciatura del “Piano Gubitosi” è stata l’ennesima occasione persa per “Mamma” Rai.