Casaleggio come i Casalesi? Per il giudice dirlo in tv è “diritto di cronaca”

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Il giornalista Carlo Vulpio - Foto da Wikipedia

Si può dire che “i 5 Stelle sono la proprietà privata di una ditta commerciale che, attraverso una piattaforma informatica, comanda come dei burattini 338 parlamentari”.

Si può chiamare la Casaleggio associati “clan dei Casalesi”, descrivere la Casaleggio come una “setta” che impone ai parlamentari eletti nel Movimento 5 stelle il pagamento mensile di 300 euro e la somma di 100mila euro in caso di dissenso dall’indirizzo politico del Movimento stesso, e si può dire mimando il gesto delle manette incrociando i polsi.

L’autore delle affermazioni è il giornalista del Corriere della Sera, Carlo Vulpio, nella trasmissione “Speaker’s corner” della tv di Andria (Barletta) Tele Dehon, il giorno 30 gennaio 2019. La Casaleggio associati lo ha citato per aver leso onore e reputazione della ditta e ha chiesto il risarcimento del danno. Il giudice Elio Di Molfetta del Tribunale di Trani, sezione civile, ha respinto la richiesta e condannato Casaleggio associati a versare a Vulpio e a Tele Dehon 2500 euro di “spese di lite”.

Vero all’epoca dei fatti – Vulpio -scrive il giudice nella sua sentenza “si è limitato a riferire circostanze reputate vere all’epoca dei fatti”. E poi: “la responsabilità del giornalista per lesione dell’altrui onore o reputazione è esclusa dal legittimo esercizio del diritto di cronaca e tale esercizio è legittimo sia quando il giornalista riferisce fatto veri, sia quando riferisce fatti che apparivano veri al momento in cui furono riferiti (in virtù del principio della cosiddetta verità putativa). Quindi al giornalista, per andare esente da responsabilità, basta dimostrare non la verità storica dei fatti narrati, ma anche soltanto la loro verosimiglianza anche alla luce della stampa che ha pubblicato articoli sul tema trattato. Fornita tale prova è onere di chi afferma di essere stato diffamato dimostrare che la fonte da cui il giornalista ha tratto la notizia al momento in cui questa venne diffusa non poteva ritenersi attendibile”.

Come una setta – Vulpio aveva detto in tv: “Per me i veri Casalesi in Italia sono questi della Casalesi e Associati. Gli altri sono un gruppo cruento, sanguinario, pericoloso, ma ormai fuori gioco. Politicamente i Casalesi d’Italia stanno lì e da lì profilano tutti i loro adepti come una setta quale può essere Scientology”. Secondo il giudice Vulpio “non ha usato il nome dei Casalesi in assenza di qualsiasi elemento di verità a suo sostegno e in assenza di alcuna giustificazione, ma ha ben circostanziato tale uso al modo di agire della Casaleggio nel rapporto con i parlamentari e gli esponenti politici del Movimento 5 Stelle, nel senso di ritenere strettamente verticistico tale rapporto e quanto meno discutibile da parte di questi ultimi una qualsiasi forma di dissenso dalle direttive loro imposte dalla società. Il che pare costituire esercizio, sia pure con modalità corrosive, del diritto di critica”.

Due anni e mezzo dopo la trasmissione di Vulpio impugnata da Casaleggio, nel giugno 2021 si è consumato il divorzio fra Movimento 5 Stelle e Casaleggio associati, con l’uscita dal Movimento di Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, fondatore con Beppe Grillo dei 5 Stelle.

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