Caso Djokovic. Per i pubblicitari Melbourne costerà al tennista 50 milioni all’anno

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Novak Djokovic, numero uno al mondo di tennis - Foto da wikimedia commons

Djokovic si, Djokovic no. La vicenda del tennista serbo bloccato in un hotel a Melbourne in attesa di capire se potrà partecipare all’Australian Open nonostante non sia vaccinato contro il Covid-19, sta appassionando e dividendo l’opinione pubblica di tutto il mondo. L’ultimo “set” di questa partita sembra averlo vinto il tennista numero uno al mondo, con il tribunale di Melbourne che ha dato ragione a Djokovic annullando la revoca del visto per entrare in Australia. Ma la partita potrebbe non essere ancora finita con il governo federale che potrebbe ribaltare la sentenza, presentando ricorso per espellere il tennista.

Cattiva pubblicità – Comunque andrà a finire, questa vicenda rischia di costare caro a Djokovic. Secondo le stime pubblicate della rivista People With Money il tennista serbo è il più pagato al mondo tra i suoi colleghi, avendo fatturato oltre 96 milioni di dollari tra dicembre 2020 e dicembre 2021.

Un fatturato stellare che è composto ovviamente dai cachet e dai montepremi raccolti nelle sue molte apparizioni e vittorie ma anche e soprattutto dalle tante sponsorizzazioni milionarie, che però, proprio a fronte della sua ribalta mediatica mondiale che ha tracimato sulla politica e sulla cronaca a fronte delle sue dichiarate, ed oggi più che conclamate, posizioni No-Vax sarebbe a serio rischio secondo gli esperti di comunicazione: “Con le sue posizioni estreme, peraltro colorate anche dalle dichiarazioni di genitori e staff – commenta Stella Romagnoli, direttore generale dell’IAA – International Advertising Association – il tennista serbo si auto-posiziona in una ‘zona nera’ per chiunque lo abbia o possa desiderare in futuro ingaggiarlo come testimonial del proprio marchio”.

Djokovic non è Kate Moss – sentenzia invece lo spin doctor Davide Ciliberti del gruppo di comunicazione Purple & Noise PR – che a seguito dello scandalo cocaina scaricata dallo sponsor è stata subito reclutata da altri brand perché per assurdo quello scandalo le ha conferito un posizionamento da bella e pure dannata, perfetto per il mondo delle celebrità a metà tra moda e jet set. Djokovic invece – continua l’esperto – è inciampato su un tema molto meno lustrineggiante, quello della pandemia, che è costato all’umanità milioni di vittime e che ancora sta flagellando tutti i paesi. Un inciampo, peraltro molto convinto, che alla fine – calcola Davide Ciliberti – ritengo gli costerà non meno di 50 milioni di euro sul prossimo anno in minori sponsorizzazioni, in un momento in cui peraltro il tennista è pure quasi al capolinea della sua carriera, che invece si orienteranno su campioni in campo e nella vita quali Nadal ma anche il nostro Berrettini” conclude lo spin doctor.

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