Cda Rai: Gianpaolo Rossi: “Che i partiti indichino professionisti validi è una garanzia e non un pericolo”

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Giampaolo Rossi, foto da streaming

Ben 183 curricula al Senato e 138 alla Camera. Ad inviarli coloro che ambiscono a quattro posti (su sette) del prossimo cda Rai. E pensare che la paga non è da capogiro (66 mila euro lordi l’anno). E per i pensionati si prefigura una prestazione di tre anni gratis. Una corsa al nuovo cda alla quale in molti vorrebbero che non partecipassero i politici o comunque persone in quota ai partiti. E questo nel tentativo (che appare assai vano) di recidere quel cordone ombelicale che unisce il Palazzo e Viale Mazzini e dal quale nasce puntualmente una nuova stagione di lottizzazione. Eppure proprio tra i candidati al nuovo cda (curriculum inviato sia alla Camera sia al Senato) ce n’è uno, che già siede nella Sala Orsello ed è probabile che ci ritorni, che i partiti non li vuole fuori dalla Rai. Si tratta del consigliere Giampaolo Rossi, eletto al settimo piano in quota Fratelli d’Italia.

LA RETORICA DELLA LOTTIZZAZIONE – Fuori i partiti dalla televisione di Stato?, gli chiede su Il Foglio Carmelo Caruso. “Solitamente chi dice queste cose vuole che siano gli altri partiti a uscire dalla Rai e che ci rimanga quello suo”. Nella nuova Rai, quella che sarà, i partiti che ruolo dovranno svolgere? Scomparire? “Io penso tutto il contrario. Il servizio pubblico – aggiunge Rossi – esiste per garantire il pluralismo. Dovrebbe rappresentare le diverse narrazioni e identità della nazione. I partiti sono lo strumento della rappresentanza democratica e quindi non possono non avere un ruolo di indirizzo e vigilanza. Che i partiti indichino professionisti validi ai vertici dell’azienda è una garanzia e non un pericolo”. Quindi più lottizzazione? “Io credo che la lottizzazione sia una questione retorica. Credo che la politica debba recuperare il primato. È curioso che si rimpianga la grande Rai della Prima Repubblica. Mi riferisco a quella di Guglielmi, Zaccaria, Zavoli, Agnes o di Bernabei. Si dimentica che quella, sì, era figlia del manuale Cencelli”. Infine la chiosa sul nuovo amministratore delegato: “Spero che il prossimo ad, colui che sarà chiamato a guidarla, non possa che essere una figura che già la conosce”.

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