Cdr Monrif: pensionati scrivono, giornalisti in cassa integrazione

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Andrea Riffeser Monti. Foto da streaming

“Pensionati che scrivono e giornalisti assunti a casa in cassa integrazione. È questa l’ennesima trovata di Andrea Riffeser Monti (editore di Qn, il Resto del Carlino, la Nazione e il Giorno e presidente della Fieg), per ridurre i costi del lavoro nei suoi giornali”. A denunciarlo un comunicato del coordinamento dei comitati di redazione di Editoriale Nazionale. “Una strategia ben precisa: affidare la scrittura di gran parte degli articoli a giornalisti in pensione da anni, pagati pochi euro visto che tanto ricevono mensilmente una pensione dall’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti a un passo dal fallimento, e intanto tagliare le retribuzioni dei giornalisti assunti a tempo indeterminato, compresi collaboratori fissi e corrispondenti, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali che a loro volta pesano sull’Inpgi”.

LA PRECISAZIONE DEL GRUPPO MONRIF – “Con rammarico dobbiamo prendere atto che nel comunicato dei cdr non si faccia minimamente accenno sia alla lunga trattativa sul piano di riorganizzazione, culminata con l’intesa dello scorso 26 aprile, sia al fatto che un punto cruciale dell’intesa riguarda proprio la riduzione drastica del numero delle collaborazioni dei pensionati”, replica Alessandro Serrau, direttore del personale e dell’organizzazione del Gruppo Monrif.

CHIUSO IL TAVOLO SU ART. 1 E PREPENSIONAMENTI – Clima teso dunque tra la redazione e l’editore, alle prese con due tavoli di trattative. Il primo, che è stato chiuso il 26 aprile scorso, prevede – a partire dal primo luglio 2021 e per 18 mesi – il prepensionamento su base volontaria di 36 giornalisti e la cassa integrazione (4 giorni al mese) per 256 giornalisti ex articolo 1: 28 al Quotidiano Nazionale; 8 al sito quotidiano.net; 86 a Il Resto del Carlino; 85 a La Nazione; e 49 a Il Giorno. In pratica una cassa integrazione che oscilla tra il 15 e il 16%.

SALTATO IL TAVOLO COLLABORATORI – A quanto apprende AdgInforma.it, invece, è saltata – almeno per ora – la trattiva relativa a 108 collaboratori fissi e corrispondenti (art 2 e art 12). Una “novità”, visto che non si sta parlando di una cassa per cessazione attività. Anche perché questi colleghi non hanno un orario di lavoro e vengono pagati a pezzo. Per aggirare l’ostacolo – ed eventuali contestazioni (anche legali) – la richiesta dell’Azienda sarebbe quella di metterli tutti (e non è chiaro come sarà compatibile con l’organizzazione del lavoro) in cassa integrazione a zero ore per un mese. Un’operazione che consentirebbe un risparmio di circa 290 mila euro. Ma non certo un risparmio sia per i colleghi che dovranno rinunciare a una mensilità (e si erano detti disposti a rinunciare per sei mesi al 5% dello stipendio, ma l’Azienda chiede il 16,5%) sia per l’Inpgi che sarà gravata da una spesa che possiamo definire quantomeno “irrituale”… E tutto questo potrebbe diventare un pericoloso precedente per un istituto ormai al collasso.

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