Cdr “sfiduciato” nella “Beirut” RaiSport. Varriale e De Stefano senza microfono…

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Il giornalista Rai Auro Bulbarelli, foto da streaming

Gabriele Romagnoli nel 2018, lasciando la direzione di RaiSport, disse: “Sono stato due anni e mezzo a Beirut, dove ci sono 17 confessioni religiose, faide e bombe che scoppiano qua e là. Posso dire che, pur senza arrivare a quei livelli, in Rai il tasso di conflittualità è altissimo, ma per qualcosa che forse vale un po’ meno rispetto al proprio credo religioso”. Sono passati tre anni, e a “Beirut” soffiano ancora i venti di guerra. E non solo perché un paio di giornalisti – sembra per i gradi dell’aria condizionata – si prendono a pugni in redazione… A dimostrarlo l’ultima assemblea di RaiSport che il 23 aprile scorso ha votato la sfiducia al cdr composto da Fabrizio Tumbarello, Paolo Paganini e Tommaso Mecarozzi.

LA “SFIDUCIA” CONTESTATA – Su 97 giornalisti aventi diritto, hanno votato in 61: 53 no alla prosecuzione del mandato del cdr, 4 sì, 2 schede nulle, due schede bianche e 36 astenuti. In pratica una redazione spaccata a metà… Il peccato originale del cdr, sembra di intuire, sarebbe la ventilata candidatura di Paganini alla vicedirezione di RaiSport che al momento non si è concretizzata; oltre allo schiacciamento del sindacato interno su posizioni troppo filo-aziendali. Posizione sostenuta anche dai vertici dell’Usigrai. Il problema è che il cdr – con mandato in scadenza a luglio 2022 – non si dimetterà. Sia Paganini sia Mecarozzi – a quanto apprende AdgInfoma.it – giudicano la “sfiducia” irrituale, figlia di una guerra tra bande, e soprattutto figlia di un voto non sul merito di quanto fatto fin qui, a partire dal tavolo permanente sui diritti tv istituito con Viale Mazzini. Ma soprattutto il voto sarebbe “nullo”. Sì, perché il cdr, sostenuto da Stampa Romana (ma Fnsi è contraria), ritiene che secondo regolamento dei cdr (articolo 4) avrebbero dovuto votare in presenza il 50% + 1 degli aventi diritto: 49 giornalisti. In realtà sembra fossero molti di meno, mentre erano abbondanti le deleghe. Redazione spaccata, insomma, e cdr “sfiduciato” ma determinato a restare in sella con tutte le polemiche che ne seguiranno. Basti pensare che Tumbarello avrebbe già detto di essere pronto alle dimissioni. Ma con ogni probabilità rimarrà “appeso” alla determinazione a rimanere degli altri due “giapponesi” che ora ne fanno una questione di principio.

NIENTE MICROFONO PER I VICE – Sullo sfondo, e questa è la cosa più grave per il servizio pubblico, la preparazione dei grandi eventi sportivi ormai alle porte: Europei di calcio e Olimpiadi. Non certo il clima ideale per il direttore Auro Bulbarelli, in attesa (vana) di almeno due vicedirettori (se non tre) ormai da un anno. Ad oggi manca ancora l’ordine di servizio su Euro 2020 e non si conosce il nome del “team leader” delle Olimpiadi che con ogni probabilità sarà lo stesso Bulbarelli. Ciliegina sulla torta, pesa sul capo dei vicedirettori (Enrico Varriale, Marco Civoli e Alessandra De Stefano) una circolare che sta per scadere. L’ad Fabrizio Salini a fine luglio 2020 li autorizzò ad andare in video in deroga ad una prassi aziendale. Quella circolare scade il 21 giugno di quest’anno. Come farà Varriale ad andare in onda durante gli Europei di calcio? E la De Stefano a condurre da Milano tutte le sere “Il circolo degli anelli” dalle 21 alle 24 su Rai2 durante le Olimpiadi? E Civoli avrà modo di fare l’opinionista? Caro Salini, a RaiSport servirebbe un armistizio – in nome dei milioni spesi in diritti tv – e magari anche un’altra “circolare”…

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