Cercasi dipendente Rai per il nuovo cda, partono le “consultazioni”

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Se al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, occorrerà un miracolo per trovare un nuovo esecutivo, figuriamoci l’impresa che dovrà compiere l’assemblea degli azionisti Rai per nominare – come previsto dalla legge n. 220 del 2015 – il nuovo governo della tv di Stato. L’attuale cda scade formalmente con l’assemblea degli azionisti che deve tenersi per legge entro fine giugno. Due i punti all’ordine del giorno: approvazione del bilancio (dicono in leggero utile) e nomina dei nuovi amministratori. Sessanta giorni prima, entro fine aprile, la Camera (due consiglieri), il Senato (due consiglieri), il ministero dell’Economia (due consiglieri) e la Rai (un consigliere) devono per legge pubblicare sul proprio sito istituzionale l’avvio della procedura di nomina. Trenta giorni prima, invece, in Viale Mazzini si deve insediare la commissione elettorale (seggio aperto 24 ore, voto elettronico e segreto) con la presentazione dei candidati. La consultazione – in caso di mancato raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto – prevede il doppio turno. C’è un mese di tempo insomma e siamo in alto mare.

NELLA FOTO AGI PER UFFICIO STAMPA RAI MARIO ORFEO – MONICA MAGGIONI

Ma a quanto pare in Viale Mazzini qualcosa in tal senso ha cominciato a muoversi. Per candidarsi occorrono tre anni di anzianità aziendale, almeno 150 firme o la presentazione delle organizzazioni sindacali (Usigrai, Adrai, Cgil, Cisl, Uil, Snapter, Ugl, Libersind) firmatarie del contratto di lavoro collettivo o integrativo della Rai SpA. Ma soprattutto essersi distinti per “onorabilità, prestigio, competenza professionale e notoria indipendenza di comportamenti”. Come trovare – questo il dilemma – un dipendente Rai con tale curriculum disposto a mettersi in aspettativa (e a pagarsi i contributi da solo in cambio) di 66 mila euro lordi l’anno? Mission impossible. Tant’è che ai piani alti – a quanto apprende LoSpecialista.tv – già si è lavorato alla stesura di un “emendamento”. Un escamotage  approvato dal cda per consentire al futuro consigliere Rai di rimanere anche dipendente dell’azienda e di percepire i 66 mila euro annui come “bonus” oltre allo stipendio. L’aspettativa, insomma, non sarà obbligatoria. Lo resterà, invece, il tetto dei 240 mila euro. A meno che – scherzano nei corridoi Rai – la guida dell’Azienda non la si voglia considerare una prestazione artistica… Il tutto per buona pace della Corte dei Conti, visto che il consigliere-dipendente non presterà l’opera alla tv di Stato e non avrà titolo per percepire lo stipendio.

La Rai conta circa 12 mila dipendenti: circa 10 mila quadri-impiegati-operai; 1.700 giornalisti e 300 dirigenti. Circa 10 mila (quelli assunti a tempo indeterminato) saranno gli aventi diritto. Di questi circa 5.000 sono iscritti ai sindacati che dunque giocheranno una partita importante non solo nelle candidature. L’Usigrai (il sindacato dei giornalisti) ad esempio conta oltre 1.500 iscritti. Se in Rai decideranno di non aspettare le lungaggini delle altre istituzioni (Camera, Senato e azionista Tesoro), per fine giugno eleggeranno il loro dipendente-consigliere. Se saranno bravissimi – individuando un nome digeribile per Terza Repubblica – avrà anche buone chance di diventare un presidente-dipendente. Ma il rischio del paradosso di un consigliere “appeso”, eletto al 30 giugno ma destinato a non prendere servizio nella Sala Orsello, è dietro l’angolo…