Chi è Mario Orfeo

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NELLA FOTO AGI PER UFFICIO STAMPA RAI MARIO ORFEO

Colleziona telegiornali come fossero figurine. E ora – con la nomina da venerdì 15 maggio 2020 alla guida del Tg3 – ha terminato l’album Rai. Ed è l’unico giornalista del servizio pubblico ad aver raggiunto questo primato. Si tratta di Mario Orfeo, napoletano, classe 1966, buona famiglia, studi nel prestigioso liceo classico Pontano dei padri gesuiti in Corso Vittorio Emanuele che gli hanno insegnato rigore, disciplina, metodo ma anche spiritualità, propensione al lavoro di gruppo, condivisione delle esperienze e mai inutili protagonismi. Il suo è un curriculum giornalistico di tutto rispetto, fatto di lavoro, applicazione, velocità di esecuzione e abilità nei rapporti. Il tutto con alcune parentesi manageriali come la direzione generale della Rai (dal giugno 2017 al luglio 2018) e la presidenza di RaiWay (da aprile 2019 a maggio 2020).

La sua carriera giornalistica comincia prestissimo e il pallino è la politica, anche se non disdegna qualche sconfinamento nello sport (è tifoso del Milan). Nel 1984 va a lavorare al quotidiano Napoli Notte. Nel 1988 diventa giornalista professionista al Giornale di Napoli. Nel 1990 va alla redazione napoletana di Repubblica dove resta fino al 1994, quando è chiamato a Roma da Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari. Nel 2002 Francesco Gaetano Caltagirone gli affida lo scettro de Il Mattino di Napoli. Nel 2009 varca i cancelli di Saxa Rubra per andare a dirigere il Tg2. A marzo del 2011 torna alla carta stampata per dirigere il Messaggero. Alla fine del 2012 è nuovamente in Rai, dove resterà direttore del Tg1 per cinque anni. Dal giugno 2017 al luglio 2018 si trasferisce al settimo piano di Viale Mazzini per fare il direttore generale della Rai. Quindi il “parcheggio” alla presidenza di RaiWay dall’aprile 2019 fino al ritorno in pista con il Tg3.

Una nomina di cui con amici e conoscenti si è detto “molto contento”, perché considera il Tg3 un notiziario “identitario, con una spiccata vocazione al sociale”. “Il mio telegiornale si ispirerà più a valori popolari che populisti. Saremo vicini ai bisogni e alle richieste dei cittadini, senza però cavalcare paure e istinti sovranisti”. Sono tante le etichette che nella sua carriera gli hanno affibbiato: democristiano, berlusconiano, renziano ora zingarettiano. A chi glielo chiede risponde: “Non ho mai avuto tessere di partito, né tanto meno di correnti. Però quando bisognava prendere posizione l’ho fatto perché il giornalismo è anche scegliere”. Evidentemente ha scelto bene…

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