Chi è Roberta Ammendola. La conduttrice del “caffè di Raiuno”

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Roberta Ammendola e Pino Strabioli condurranno Il Caffè di Raiuno - Foto da profilo Instagram @ammendolaroberta

Il 18 settembre dalle 6 alle 6.55 riparte Il caffè di Raiuno, il rotocalco del sabato mattina che tratta temi e notizie legati a cultura, spettacolo, libri, musica ed altro ancora. Alla conduzione ci saranno, come nella scorsa edizione, Pino Strabioli e Roberta Ammendola, giornalista che proprio grazie al suddetto format ha avuto modo di mostrare al grande pubblico le proprie qualità, ampiamente “allenate” negli anni trascorsi al Tgr Lazio.

Roberta Ammendola nasce a Salerno 44 anni fa e cresce fino all’età di 18 anni ad Ottaviano, ai piedi del Vesuvio. Si laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Salerno e successivamente lascia la terra natia ed entra nel mondo del lavoro. Tra le sue esperienze un periodo trascorso negli Stati Uniti ed alcuni lavori come sceneggiatrice e coreografa, dettati dalla grandissima passione per il teatro e la danza. La grande svolta professionale arriva con lì’approdo nella redazione del Tgr Lazio a Roma (dove vive tutt’oggi), in cui gli viene affidata la conduzione del notiziario regionale e della finestra di informazione mattutina Buongiorno Regione. Nel 2020 quindi, il salto sulla rete ammiraglia al fianco di Strabioli, in un programma dove le sue conoscenze in ambito culturale vengono messe a frutto su più fronti.

“L’abbiamo rivoluzionato, diviso in spazi, chiamato a raccolta le nostre conoscenze personali, le nostre famiglie culturali. Leggiamo temi ed eventi con un’ottica diversa, originale” ha raccontato a Il Mattino la Ammendola in relazione al nuovo taglio che lei e Strabioli intendono dare al Caffè, “abbiamo passione per il lavoro e, soprattutto, per il teatro, ma parliamo anche di libri, musica, cinema”. Quanto al ruolo di divulgatrice culturale televisiva, la giornalista ha le idee ben chiare: “Mi piace raccontare quel che vedo e sento. Per farlo uso pochi ingredienti cruciali: semplicità e passione innanzitutto. Anche nel linguaggio” spiega, “la cultura spesso è considerata di nicchia perché si associa a un linguaggio irto, complesso, mentre deve appartenere alla quotidianità e accompagnarsi con sorriso ed emozioni, le stesse che proviamo quando andiamo al cinema e a teatro”.

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