Chiambretti ricorda la Rai e le piante in transito sotto elezioni

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Nel cervello di Piero Chiambretti la Rai è un chiodo fisso. “Madre, nonna, matrigna”. Stamane su Vanity Fair fa un viaggio nel suo passato, fa tappa in Viale Mazzini, Corso Sempione, Fuorigrotta. Ricorda il Masai Freccero che sprintava nei corridoi del quarto piano, il suo uso delle piante come water e il culo del purosangue morente all’entrata da palpeggiare perché porta bene. Davvero gustoso. Eccone un estratto. “Ci sono cose che non si dimenticano: i corridoi. A Milano come a Roma sono infiniti, autostrade che girano intorno ai palazzi avvolgendoli come serpenti. Quando in Rai un direttore viene sollevato dall’incarico si sposta in un ufficio striminzito con una scrivania e una pianta. E successo a due direttori che conosco: Guglielmi e Freccero. Su Carlo Freccero si racconta che arrivato negli inferi del nuovo ufficio prima cosa che ha fatto è stato usare la pianta come water. Il centro di potere ai miei tempi era Viale Mazzini. Il cavallo fuori dall’ingresso raffigura un purosangue morente e viene curato come un consigliere di amministrazione. È buona creanza toccare il culo del cavallo o scattare una foto in occasione della partenza di un nuovo programma. Il settimo piano di Viale Mazzini invece è come il paradiso: anche il rumore dei propri passi è più silenzioso. Avvicinarsi alla Presidenza o alla Direzione Generale è una esperienza unica. I Presidenti che ho conosciuto fuori da li erano persone normali. Dal quarto piano in su si trasformavano. I momenti più belli passati a Roma sono stati con Freccero. Ci invitava di notte, a parlare di programmi futuri nel suo ufficio. I corridoi diventavano infiniti: Freccero aveva comprato un paio di scarpe da jogging e si lanciava lungo il corridoio del quarto piano, cronometrando il proprio sprint dal fondo dell’edificio sino all’ingresso. lo tenevo il tempo per le false partenze. Correva come un Masai evitando gli armadietti di ferro che si trovavano sul percorso. I tempi erano buoni quasi come i programmi. Gli uffici direzionali delle tre reti si differenziavano tra di loro dai libri e dai premi sulle librerie. A Raiuno la foto del Papa era un must. Raidue più confusa, conservava sulle librerie fumetti e giornali di satira. Raitre, libri da leggere, da recensire, da indicare, da bruciare. Le attese di un appuntamento si consumavano al bar con terrazza inclusa all’ottavo piano con vista su Roma. Lassù si incontravano tutti quelli che non ti aspetti: anche Pippo Franco…”

“…ieri come oggi, quando si parla di elezioni è uno spasso. Poco prima del voto tutti si agitano per produrre qualunque cosa, sentirsi vivi, mostrarsi efficienti a chiunque arrivi. I capi struttura supportati dai loro direttori firmavano produzioni di tutti i tipi: dall’allevamento dei cinghiali in Abruzzo a una serie con le suore di Busto Arsizio, passando per una rassegna di canti sardi con ultracentenari. Molti dirigenti prossimi al siluramento scrivevano le ultime volontà promuovendo collaboratori che sarebbero rimasti nella struttura a ruoli più importanti come segno di gratitudine per il lavoro svolto. Dopo il voto cominciava una lenta frenata che portava al fermo di tutte le attività almeno sino alla lista delle nuove nomine. Quando si incontrava qualcuno diceva: ‘Adesso è tutto fermo, io non so se resto, dipende’. Poche settimane dopo veniva declassato o decentrato in uno sgabuzzino. Sei mesi dopo, puntuale arrivava la solita crisi di governo che portava a elezioni anticipate. Nei corridoi vedevi solo piante in transito”.