Ci risiamo: ancora foto di minori senza autorizzazione sui giornali. Argentero infuriato sui social

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Immagini di minori sui giornali: sì, no, in quali casi è lecito, in quali non lo è. Sebbene su questo tema le carte deontologiche dei giornalisti sono chiare, il problema spesso si ripresenta con qualche rivista che non sa resistere alla tentazione di pubblicare foto che non dovrebbero andare in pagina. L’ultimo caso è quello di Luca Argentero e la compagna Cristina Marino letteralmente imbufaliti per la pubblicazione di alcune foto di loro figlia Nina Speranza, nata lo scorso maggio, sui settimanali Chi e Oggi.

La coppia, sempre molto riservata sulle vicende private, non ha autorizzato la pubblicazione delle immagini e così ha denunciato l’accaduto sui propri canali social.

“Ci tenevamo a condividere con voi un accaduto molto spiacevole che ci porta ad essere schifati e indignati – scrive la Marino sul suo profilo Instagram -. Sono parole forti ma è quello che proviamo. Ancora una volta Nina è stata pubblicata in maniera molto esposta e irresponsabile su un giornale”.

“Un paio di settimane fa da Chi e questa settimana da Oggi – aggiunge Argentero -, è stata schiaffata Nina. La premessa è che ci sono cose più gravi in questo momento nel mondo, ma è grave tutto ciò che ti tocca da vicino e questa cosa ci tocca molto da vicino. Avevamo deciso di evitare a Nina una esposizione pubblica”.

“Ma soprattutto – continua Cristina inferocita – avevamo deciso di fare come ca*** ci andava di fare. Da madre e da padre ci sentiamo legittimati a fare quello che ritenevamo giusto e idoneo per nostra figlia”.

“I due direttori – specifica Argentero -, Alfonso Signorini per Chi e Umberto Brindani per Oggi, hanno deciso di rendere pubblica la faccia di nostra figlia, non oscurandola in modo adeguato”.

“Temo che siano male informati – rincara la compagna di Argentero – su cosa è giuridicamente corretto e legale e cosa no, ma quello lo vedremo in altre sedi. Per essere in legge, il viso di un minore non è che deve avere due pixelini, non deve essere riconoscibile. Invece Nina lo è”.

La vicenda di Nina Speranza Argentero segue di pochi mesi quella di un’altra nota “figlia d’arte”, Chanel Totti, 13 anni, immortalata questa estate al mare con papà Francesco. In questo caso la foto, apparsa in copertina su Gente, aveva il volto giustamente pixellato ma il fondo schiena ben visibile in primo piano. Anche in questo caso i famosissimi genitori non avevano apprezzato la “mancanza di sensibilità” e la “spettacolarizzazione del corpo di una minore” su un giornale.

Sul delicato argomento la categoria dei giornalisti si è data delle regole precise fin dal 1990 quando ha approvato la Carta di Treviso, d’intesa con il Telefono Azzurro. Il documento, confluito nel testo unico dei doveri del giornalista, tutela sempre e comunque “la specificità del minore come persona in divenire” poiché “prevale su tutto il suo interesse ad un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del suo caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni”. Per questo, giornali e giornalisti dovrebbero rinunciare “a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione”.

E’ vero che in alcuni casi sono spesso proprio genitori famosi a dare in pasto ai media i propri figli, e che per le personalità pubbliche il diritto alla privacy è tutelato in modo meno stringente, ma questo non dovrebbe autorizzare i giornali a pubblicare immagini di minori senza l’autorizzazione preventiva dei genitori o del giudice competente.

E così, contro il cattivo giornalismo, questa volta i due protagonisti della vicenda, Argentero e compagna, hanno deciso di prendersi una piccola vendetta personale: per disincentivare all’acquisto dei due settimanali hanno deciso di mostrare loro stessi Nina in una storia su Instagram. “Abbiamo capito perché tanti personaggi pubblici scelgono di postare i loro figli – dice nella sua storia Cristina Marino – forse per evitare ci sia un accanimento in questo senso. Per questo vi presentiamo la piccola Nina, sperando che vi venga voglia di comprare una copia in meno di questi giornaletti”. E concludono: “Condivideremo con voi un po’ di più per evitare che ci sia questo accanimento e ci sia una sorta di lucro su una minore. Speriamo davvero possiate capire la nostra rabbia e fare in modo che questo accada sempre”.

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