Cina. I paperoni delle big tech si scoprono filantropi contro la stretta di Xi Jinping

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Pony Ma, inventore di We Chat e Ceo di Tencent - Foto da https://www.flickr.com/

A Pechino i paperoni delle big tech locali sembrano improvvisamente essere diventati tutti generosissimi filantropi con donazioni milionarie a fondi di beneficenza, spesso e volentieri creati da loro stessi. Un’improvvisa folgorazione verso i bisogni dei meno fortunati? Nient’affatto. Dietro la corsa alla beneficenza dei milionari con gli occhi a mandorla c’è la stretta del presidente Xi Jinping, che ha inaugurato il nuovo corso della politica del Dragone: lotta alla disuguaglianza sociale e azioni che favoriscano la “prosperità comune” e attenuino la crescita squilibrata del mercato. Insomma un ritorno al socialismo duro e puro per tentare di ridurre il gap crescente tra i pochi multimilionari e i tanti che faticano ad arrivare a fine mese.

Le prime avvisaglie della nuova linea del presidentissimo cinese si sono già viste. Controlli e indagini sulle società tecnologiche si sono intensificati e hanno portato, per esempio, allo stop da parte delle autorità di Pechino alla doppia quotazione miliardaria di Ant Group la piattaforma di pagamenti di Alibaba di Jack Ma, con il colosso dell’E-commerce orientale che ha accettato di pagare 2,7 miliardi di dollari (2,3 miliardi di euro) all’antitrust cinese per chiudere l’istruttoria aperta a suo carico. Così piuttosto che avventurarsi in battaglie legali praticamente impossibili da vincere molti super ricchi hanno deciso di dimostrarsi “accondiscendenti” nei confronti del Partito comunista, sperando di ottenere in cambio una minore “attenzione”.

Il primo ad inaugurare la strada della beneficenza, come riporta Gianluca Modolo in un articolo su Affari&finanza di Repubblica, è stato Pony Ma, inventore del social WeChat e capo di Tencent, azienda leader nel settore dei videogiochi, che ha annunciato una donazione di 50 miliardi di yuan (6 miliardi e mezzo di euro) a un “fondo speciale per la prosperità comune”, che servirà ad aumentare il potere d’acquisto di quelle persone con un reddito basso, migliorare la loro copertura sanitaria, aiutare lo sviluppo economico delle aree rurali e sostenere l’istruzione di base.

Stessa politica è stata seguita da Pinduoduo, l’azienda numero uno nel settore dell’agri-tech guidata da Lei Chen, che ha annunciato che donerà il profitto del secondo semestre e tutti i guadagni futuri per aiutare lo sviluppo agricolo della Cina fino a quando le donazioni non raggiungeranno 10 miliardi di yuan (1,3 miliardi di euro).

Come loro si erano comportati ad inizio dell’estate anche stato Wang Xing, fondatore dell’azienda di consegna di cibo a domicilio Meituan, e Lei Jun, presidente di Xiaomi, il gigante degli smartphone. Il primo aveva donato 2,3 miliardi di dollari a un fondo filantropico che sostiene l’istruzione e la scienza. Il secondo ha elargito 2,2 miliardi di dollari a un fondo da lui stesso presieduto. Da TikTok e dal suo boss Zhang Yiming, sono andati in beneficenza settantasette milioni di dollari, che serviranno per creare un fondo per l’istruzione a Longyan, città natale di Yiming.

In totale questa beneficenza “pilotata” ha già fruttato la cifra record di 13 miliardi di dollari confluiti in fondazioni e iniziative varie da quando la nuova linea della “prosperità comune” è stata annunciata. Nel paese della grande muraglia sanno essere convincenti, non c’è che dire.

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