Cinema: il nuovo “decreto finestre” fa discutere

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Photo by Erik Witsoe on Unsplash

Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha annunciato la firma del nuovo “decreto finestre”, con il quale si reintroduce l’obbligo di uscita in sala dei film che hanno ricevuto contributi dallo Stato. Obbligo che era stato sospeso durante i mesi in cui i cinema, causa decreti anti-Covid, erano rimasti chiusi, rendendo di fatto le piattaforme streaming l’unica destinazione per le opere inedite. Ora, viene sancito che i suddetti film potranno approdare sulle piattaforme e in televisione dopo 30 giorni dalla loro prima proiezione in sala.

“In questa fase di ripartenza delle attività è fondamentale sostenere le sale cinematografiche e allo stesso tempo riequilibrare le regole per evitare che il cinema italiano sia penalizzato rispetto a quello internazionale” ha commentato lo stesso Franceschini. Detto ciò, le reazioni critiche riguardo il provvedimento non hanno tardato ad arrivare. La più articolata è stata quella dell’Anec (Associazione nazionale esercenti cinema), che attraverso un nutrito comunicato stampa ha argomentato le proprie perplessità, mostrando perdipiù una certa indignazione. “Il cinema italiano è il grande assente per la ripartenza, nonostante i continui proclami di numerose produzioni, attori e registi con prodotti pronti, ma l’urgenza, a quanto pare, è garantirne la tutela per i prossimi 8 mesi, consapevoli che probabilmente per i prossimi 3-4 mesi il numero di titoli italiani che approderà nelle sale sarà solo marginale” si legge nella nota. “Un provvedimento che intende porre un equilibrio fra i film italiani e quelli internazionali, dimenticando però che in sala sono pianificati, per i primi mesi e salvo occasionali eccezioni, solo film di produzione straniera mentre i titoli nazionali, sostenuti con ingenti investimenti del ministero, si concentrano con l’uscita in sala in pochi mesi l’anno. Se di riequilibrio si deve parlare, allora da giugno che il ministro proceda con provvedimenti per portare in sala i film italiani, così come pianificato con quelli internazionali”.

La polemica è perciò piuttosto chiara: ha poco senso promulgare un decreto per aiutare le sale cinematografiche, se poi non è previsto che i film italiani in sala ci arrivino effettivamente. Esempio di ciò è il particolare caso di Si vive una volta sola (a cui si fa riferimento nel comunicato Anec), l’ultimo film di Carlo Verdone, che è stato proiettato in sole 3 sale cinematografiche di Roma nel giorno stesso della riapertura, richiamando all’esclusiva posseduta dalla piattaforma a cui è stato venduto, ovvero Amazon Prime. “Il 2021 registra perdite dell’esercizio che a fine aprile superano i 400 milioni di euro, nessuno stanziamento ancora definito dal fondo emergenza cinema, una campagna promozionale di rilancio del settore che non ha riscontri, condizioni di mercato che non tengono conto delle difficoltà degli esercenti che riaprono, richiamando gli addetti a lavoro, dando impulso all’economia che ruota intorno alla sala cinematografica” denuncia Mario Lorini, presidente della stessa Anec. “Con queste criticità, che minano la riapertura strutturata dei cinema, si ritiene che l’aiuto alle sale passi dalla urgenza di definire la finestra di 30 giorni al cinema italiano per i prossimi otto mesi?”, questo il suo interrogativo.

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