Cinema, la riapertura delle sale stenta a decollare

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Foto di Holger Langmaier da Pixabay

La ripartenza delle sale cinematografiche sembra avere ancora il freno a mano tirato. Finora hanno infatti riaperto i battenti solo 120 delle 1.218 strutture presenti sul territorio italiano, ovvero meno del 10%. Segnale chiaro di una difficoltà, per gli esercenti, nel trovare risorse utili a rimettere in moto un settore che si è rivelato certamente uno dei più penalizzati dall’emergenza Covid. I dati Cinetel rilevano un incasso di 919mila euro nella settimana tra il 26 aprile e il 3 maggio che, se raffrontati con i 10 milioni 122 mila euro dello stesso periodo del 2019, fanno emergere un confronto alquanto impietoso.

Le ragioni di questa netta flessione sono da attribuire in primis all’esiguo numero di sale al momento in funzione, per la maggior parte piccole attività a conduzione familiare che, a differenza dei grandi multiplex, hanno a che fare con costi di gestione meno onerosi. Poi, altro elemento da considerare, è lo scarso assortimento di film attualmente disponibili alla proiezione, date le tante uscite sulle piattaforme streaming, già programmate in tempo di lockdown. “È una ripartenza fatta con misure insostenibili e con il coraggio degli esercenti, che aprono con pochi titoli di nicchia” dice al proposito Marco Lorini, presidente dell’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) con le dichiarazioni riprese da la Repubblica, “Nomadland  ha realizzato 424mila euro in 4 giorni, un segnale embrionale di speranza, al di là della voglia di tornare al cinema. Bisogna lavorare per allentare le misure restrittive, pandemia permettendo, e riaprirsi al mercato”.

Proprio le stringenti misure di sicurezza incidono in maniera consistente sugli incassi delle singole attività. Su tutte la capienza massima ridotta al 50% dei posti in sala, che nel caso dei multiplex permette a malapena di rientrare dei costi di gestione per tenere aperta la struttura. Poi, il coprifuoco delle 22, a causa del quale viene sostanzialmente stroncata l’affluenza di pubblico nella fascia serale, perdipiù tenendo conto che non è possibile consumare cibo all’interno del cinema. L’auspicio dei professionisti del settore è perciò che la ripartenza definitiva del comparto possa essere programmata in maniera oculata ed efficiente, come ribadito dallo stesso Lorini, il quale spiega che “il sistema cinema ha bisogno di almeno un mese per pianificare il lancio e l’arrivo in sala (dei film)” e prosegue sottolineando la necessità dell’arrivo di nuovi titoli, “la risposta del pubblico è stata comunque superiore alle aspettative. Immaginiamo che nei prossimi giorni ci sarà un incremento delle aperture, che però devono essere seguite dall’arrivo di nuovi film”, afferma il numero uno di ANEC, “ i prodotti internazionali, pur con dinamiche straordinarie e la rapidità del passaggio in piattaforma, stanno lentamente arrivando”.

A confermare la difficoltà della ripartenza sono anche i dati rilasciati da Agis Lazio, secondo cui a Roma, nel weekend del primo maggio, si è registrato un incasso totale di soli 97mila euro, a fronte di 13.320 spettatori distribuiti sui 15 cinema aperti nella città. Numeri che, seppur portatori di segnali incoraggianti, sono comunque enormemente lontani da quelli che venivano segnati in epoca pre-pandemia. “Ci vogliono altri soldi per l’intero comparto, altrimenti la crisi del cinema non farà che acuirsi” fanno sapere da Confcommercio Roma. Già da diversi anni la situazione delle sale cinematografiche della Capitale non sembrava essere delle più rosee e, in questo senso, la pandemia ha senza dubbio accentuato in maniera esponenziale tutto ciò.