Cinque nomine e il nodo frequenze in cda Rai

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Non solo le nomine in cinque testate giornalistiche. Il consiglio d’amministrazione della Rai in agenda per domani mercoledì 31 ottobre alle 10.30 si occuperà anche – a quanto apprende LoSpecialista.tv – di frequenze. Sul tavolo della Sala Orsello, infatti, arriveranno gli obblighi del contratto di sevizio previsti all’art. 15: “Infrastrutture, impianti e diffusione”. In particolare, sarà ascoltato in audizione Stefano Ciccotti, Chief Technology Officer della Rai e illustrerà i passi per la liberazione della banda 700MHz entro il termine del 30 giugno 2022; si soffermerà sulla necessità di lasciare l’80% del Mux 1 alle tv locali; e sull’obbligo di potenziare i Mux 2-3 e 4 per raggiungere il 95% della popolazione. Operazioni che richiedono ingenti investimenti, che un documento riservato che circola al settimo piano ormai da un paio di mesi quantifica in circa 200 milioni di euro. Ben oltre i 70-80 milioni che Mediaset avrebbe messo a budget per l’adeguamento dei propri impianti.

Ecco dunque che in cda si discuterà di dove reperire tutti questi soldi. L’idea che circola in Viale Mazzini è quella di battere cassa al ministero dello Sviluppo. Non solo perché è il ministero con il quale l’azienda firma il contratto di servizio, ma anche perché è lì che di recente sono arrivati i 6,5 miliardi dell’asta 5G con un extragettito, rispetto alle previsioni, di 4,5 miliardi. Certo, quei soldi saranno pagati dagli operatori in cinque anni, in comode cambiali e maxi rata finale. Ma magari un paio di centinaia di milioni per la ristrutturazione del Mux 1 della Rai il ministro Luigi Di Maio li potrebbe anche tirar fuori.

Nel frattempo l’azienda – che di multiplex in pancia ne ha 5 – ha presentato ricorso il 10 ottobre scorso al Tar del Lazio contro il Piano nazionale delle frequenze 2018 approvato dall’Agcom il 27 giugno (delibera 290/18 Cons). La stessa cosa l’hanno fatta anche Mediaset e La7 ai primi di giugno. La tv di Stato, infatti, lamenta costi esorbitanti e l’impossibilità di raggiungere tutti i cittadini con il segnale di Rai1, Rai2 e Rai3. Lamentele che al ministero (e all’Agcom) hanno trovato terreno fertile. Non a caso si starebbe pensando di lasciare 12 frequenze per le tv nazionali, in luogo delle 10 previste dal piano dell’Agcom. Le due frequenze in più dovrebbero arrivare dalle locali, che si dovrebbero quindi accontentare di due Mux e di un pezzo del Mux 1 Rai. Inoltre sarebbe previsto un piano di rottamazione volontaria sia per le tv locali sia per quelle nazionali inutilizzate. A coloro che oggi hanno 5 Mux (come Rai e Mediaset) ne sarebbero quindi garantiti 3, in luogo dei 2,5 previsti originariamente. Una soluzioni gradita ai broadcaster nazionali – che non a caso non hanno fatto ricorsi al Tar d’urgenza – e che spaventa invece le tv locali.

Infine è di oggi l’indiscrezione che Rai Way avrebbe rilanciato – con un’offerta di 220 milioni – per l’acquisto dei Mux di Persidera. Un’offerta gradita ai soci Gedi e Tim. In casa Rai Way, insomma, hanno capito che è finito il tempo dei dividendi, e deve ricominciare quello degli investimenti. Anche perché non è detto che in futuro a trasportare il segnale del servizio pubblico debba essere per forza Rai Way. Il contratto di servizio docet…